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Il lutto consapevole

di Paolo De Carli *

* Paolo De Carli, già direttore di Confesercenti del Trentino, amico di Microfinanza e tra i promotori della fiera “Fa' la cosa giusta” di Trento, è morto il 23 giugno scorso a 57 anni dopo una lunga malattia, che ha sempre affrontato con coraggio e voglia di vivere con a fianco la moglie Laura e la figlia Eliana. Lo ricordiamo con un suo articolo, l'editoriale del numero di novembre 2003 di Confesercenti Iniziative, il periodico dell'associazione

Martedì 18 novembre 2003, in occasione della giornata di lutto nazionale per le vittime dell'attentato di Nassirya, molti negozianti ed esercenti a Trento, a Rovereto e in altre città e paesi del Trentino hanno osservato qualche minuto di silenzio, di interruzione dell'attività, di chiusura del negozio. È stata una risposta agli appelli delle associazioni di categoria, tra cui Confesercenti, ma spesso una decisione spontanea e non organizzata.

Il lutto è stato vasto e sincero e ha anche recuperato quel senso di sentirsi tutti parte dello stesso Paese che gli italiani non mostrano tanto di frequente. Ma è stato anche un lutto composto e consapevole. Il terrorismo ha colpito duramente, nei giorni successivi anche a Istanbul e in altri luoghi. Ma non ci sono state reazioni isteriche e richieste di vendetta.

Questo non è un dato da poco. Come hanno osservato in diversi, la gente che ha manifestato solidarietà all'Arma dei Carabinieri e alle Forze Armate è in larga misura la stessa che aveva chiesto pace in Medio Oriente, che aveva appeso la bandiera della pace ai balconi, che si era dichiarata contraria all'avventura militare in Iraq decisa dal governo degli Stati Uniti.

Ed è la stessa che continua a distinguere tra le migliaia di immigrati che sono qui per lavorare e cercare un futuro migliore e i gruppi organizzati contigui al terrorismo. Contraddizione? Forse no. Forse l'opinione pubblica si mostra per certi versi più equilibrata e saggia di quello che in genere si pensa.

Forse perché le persone comuni prima ancora che alle strategie mondiali guardano alla vita di tutti i giorni, alla sofferenza delle vittime e delle loro famiglie, a quella dei profughi che arrivano nel nostro paese vittime dei trafficanti e rischiando continuamente la vita. E perché no, alla popolazione comune dell'Iraq, magari negozianti o piccoli imprenditori che stanno provando a ricostruire la loro vita e il loro paese e che sono anch'essi colpiti dal terrorismo.

Ci sono molte cose che c'è bisogno di fare per isolare i terroristi e procedere sulla strada della democrazia, della ripresa economica e della pace in Medio Oriente. Tra esse non figura quella che per ora invece sembra essere stata l'unica opzione: la guerra.

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