|
[ news ] |
|
|
|
|
|
di Chukwumuanya Igboekwu, medico di Physicians for Social Justice, Nigeria. Il dottor Igboekwu commenta le prime risposte delle grandi imprese farmaceutiche al rapporto Iccr “Benchmarking Aids” Kontagora (Nigeria) – L'industria farmaceutica cerca di far ricadere la colpa dell'impossibilità per 40 milioni di persone colpite dall'Aids di ricevere un trattamento medico adeguato sul disastrato e inefficiente sistema sanitario dell'Africa e di gran parte dei paesi in via di sviluppo. Come medico che risiede e lavora in una delle regioni rurali più remote del nord della Nigeria, so per esperienza che l'argomento dell'industria farmaceutica è infondato. Anche con le limitate risorse umane e materiali a nostra disposizione negli ospedali rurali, noi abbiamo la capacità di condurre un efficace trattamento anti-retrovirale. Per esempio, gestire un programma di prevenzione della trasmissione dell'Aids da madre a figlio non richiede attrezzature mediche super-aggiornate ma piuttosto persone ben informate che possano trasmettere le informazioni ad altri. Anche un'ostetrica preparata può offrire con successo questi servizi con un minimo di infrastruttura sanitaria nella maggior parte degli ambienti rurali a risorse limitate. Organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere (Msf) e Partners in Health hanno dimostrato che è possibile sviluppare una terapia anti-retrovirale di qualità anche nelle condizioni di maggiore ristrettezza, come mostrano i loro successi nelle zone rurali del Sudafrica e di Haiti. Msf conta molto sulle più economiche terapie anti-retrovirali generiche per i suoi programmi di trattamento dell'Aids. Attualmente è in grado di fornire medicine a oltre 60 mila pazienti affetti dall'Aids perché la competizione sui generici ha abbassato drasticamente i prezzi dei farmaci di prima linea. Tuttavia, mano a mano che cresce la resistenza ai medicinali di prima linea, diventano sempre più necessari farmaci di seconda linea e Msf è in difficoltà a procurarli. A causa dei brevetti rafforzati determinati dall'accordo Trade Related Intellectual Property (Trips) dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), è diventato molto più difficile avere accesso a questi farmaci di seconda linea, che costano da quattro a dieci volte più dei trattamenti di prima linea, anche a prezzi scontati. È noto che gli accordi Trips sono il risultato della maggiore campagna lobbistica di successo della storia da parte delle corporation. Come scrive Oxfam, i Trips rappresentano i desideri più vaghi, simbolici e ideologici delle più ricche imprese del mondo ma hanno avuto successo nel creare un efficace monopolio legale per le grandi compagnie farmaceutiche con sede nel Nord. I Trips hanno l'effetto di bloccare la disponibilità di medicinali generici a prezzi più economici. Ad esempio Abbott, la compagnia farmaceutica statunitense di Chicago, continua a tirare per le lunghe in molti paesi africani la registrazione del suo potente farmaco anti-Aids Kaletra, particolarmente adatto per i paesi poveri e le aree rurali perché non richiede refrigerazione per conservarsi ed è abbastanza resistente al caldo. Abbott continua a detenere il brevetto che le dà un monopolio sul farmaco finché non è disponibile la versione generica, tenendo così questa medicina vitale fuori dalla portata di milioni di malati che hanno disperatamente bisogno di un trattamento di seconda linea per prolungare le proprie vite. La Novartis, nel commentare il rapporto dell'Iccr, nota che «ciò di cui c'è bisogno [nei paesi poveri] è l'investimento in un'adeguata preparazione dello staff sanitario e sforzi per ammodernare le strutture obsolete e per superare la cronica carenza di strumenti e farmaci essenziali». Novartis dimentica però di ricordare che quest'ultima raccomandazione non si accorda al meglio con la causa legale intentata contro un governo, quello dell'India, la cui industria farmaceutica ha giocato un ruolo chiave nel soddisfare la necessità di farmaci essenziali nei paesi poveri. È peraltro degno di nota che la maggior parte dei paesi europei, inclusa la Svizzera [dove ha sede la Novartis] che è il paese con le imprese farmaceutiche più innovative, respinsero l'idea del brevetto sui farmaci quando la loro industria era nella fase di avviamento. La Svizzera e l'Italia introdussero i brevetti rispettivamente nel 1977 e nel 1978, quando le loro aziende farmaceutiche erano già completamente sviluppate. Perché le regole ora cambiano per i paesi in via di sviluppo? Si tratta di un chiaro caso di doppio standard che arriva al cuore della negazione dei diritti umani. |
|
|
|
|
|
|
|