Microcredito, macro-effetti
di Francesco Terreri
L'articolo è uscito anche sul settimanale
Carta
È stato un assassinio
"freddo e calcolato" ma i killer restano ignoti, anche perché
la polizia locale è corrotta e incapace di condurre una vera
indagine. Queste, pochi giorni fa, le conclusioni del tribunale di
Southampton sull'uccisione a Kabul il 7 marzo scorso del britannico
Steven MacQueen, direttore di Misfa, Microfinance Investment Support
Facility for Afghanistan, la rete del microcredito nel paese asiatico.
A Kabul, però, tutti sanno che MacQueen è stato ucciso
per conto dei signori afgani della droga, che controllano buona parte
del paese fuori della capitale in combutta o in competizione con i
Talebani. E il motivo è che tra gli obiettivi prioritari dei
programmi di microfinanza in Afghanistan c'è lo sviluppo di
fonti di reddito alternative per i numerosi coltivatori del papavero
da oppio.
Ottanta milioni di destinatari
Come ha scritto recentemente l'economista peruviano Hernando De Soto
"il microcredito non è micro nei suoi effetti, è
macro". Secondo il segretariato del Microcredit Summit, che svolge
periodicamente la rilevazione su scala internazionale, nel mondo operano
2.931 programmi di microfinanza, che raggiungono oltre 80 milioni
di persone, di cui 54 milioni 785 mila sotto la soglia della povertà
assoluta. L'82,5% dei destinatari sono donne. Il 2005, proclamato
dall'Onu Anno internazionale del microcredito, sta portando una maggiore
attenzione sul tema, ma gli impegni dei governi, G8 in testa, restano
nel migliore dei casi vaghi.
Il dato dei beneficiari è influenzato soprattutto dalle grandi
cifre dell'Asia: 71 milioni e mezzo di clienti di cui quasi 49 milioni
molto poveri. In India, ad esempio, dove due grandi banche come Nabard,
National Bank for Agriculture and Rural Development, statale, e Icici,
Industrial Credit and Investment Corporation of India, privata, supportano
il microcredito di base, si raggiungono oltre 20 milioni di destinatari.
Non c'è da stupirsi che dopo il maremoto del 26 dicembre gli
indiani abbiano risposto all'offerta di aiuti internazionali con un
"grazie ma facciamo da soli". O meglio, gli aiuti andavano
anche bene a patto che le barche dei pescatori venissero ricostruite
dai piccoli cantieri navali locali e non importate dal Giappone.
Il sostegno alle microimprese
Ma la domanda di accesso al credito e ad altri servizi finanziari
e imprenditoriali è enorme. L'Unctad, l'agenzia Onu su commercio
e sviluppo, e il network Women's World Banking, le microbanche delle
donne, stimano in 500 milioni le microimprese nei paesi dell'Est e
del Sud del mondo. Il Microcredit Summit calcola che i poveri raggiunti
finora siano il 23% delle famiglie che avrebbero bisogno: il 31% in
Asia, ma solo il 9,1% in America Latina e il 7,8% in Africa.
In tutta l'Asia centrale, nel Medio Oriente e anche nei Balcani, la
ricostituzione del tessuto delle piccole attività economiche
si scontra con la diffusione dell'economia illegale, il terrorismo
e la risposta militare, l'autoritarismo politico. "In quest'area
funzionano bene soprattutto le istituzioni di microfinanza legate
a network internazionali come Finca, con il suo sistema delle banche
villaggio, e Opportunity International. Le organizzazioni locali sono
spesso più fragili" spiega Fabio Malanchini di Microfinanza
srl, la società italiana che è tra i principali fornitori
di servizi al microcredito nelle repubbliche ex sovietiche. Ma è
grazie a esperienze come Chca, Charity Humanitarian Center Abkhazeti,
che lavora in Georgia con i "rifugiati interni" delle guerre
o Acba, Agricultural Cooperative Bank of Armenia, impegnata nel supporto
e nel credito a 33 mila famiglie e piccole imprese rurali che nel
Caucaso si apre qualche spazio per evitare nuove, future Beslan.
Segnali di questo tipo, aggiunge un altro operatore di Microfinanza,
Massimo Vita, vengono da paesi poverissimi che hanno vissuto traumi
violenti, come Haiti e il Ruanda. E un impulso arriva in questi giorni
dal versante cattolico: l'annuale riunione della Fondazione Populorum
Progressio tenutasi a Lima, in Perù, ha deciso di stanziare
400 mila euro per il sostegno alle microimprese. In Italia l'iniziativa
è stata ripresa dal Comitato di Collegamento dei Cattolici
che lancia la partnership tra missionari, artigiani italiani e microimprenditoria
dei paesi poveri. La prima esperienza alla periferia di Abidjan, in
Costa d'Avorio, ha consentito la nascita di 24 nuove microimprese
gestite da giovani donne: sartorie a domicilio, laboratori di pasticceria,
parrucchiere, centri di servizi informatici. Prossime tappe: Brasile,
Burkina Faso, Filippine, Romania.
indice news