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Come mandare a casa 110 euro al mese

I risultati dell'indagine sulle rimesse degli immigrati svolta da Microfinanza in Trentino

ROVERETO - Guadagnano in media 865 euro al mese, ne risparmiano 216 e riescono a mandarne a casa circa la metà, 110 euro al mese. Qui molti hanno il conto corrente bancario, anche grazie alla presenza capillare delle Casse Rurali, ma per mandare i soldi nel paese di origine debbono affidarsi agli esosi operatori del "money transfer" o agli insicuri canali informali. Perché dalle loro parti banche non ce n'è e nelle poche che ci sono la maggior parte della popolazione non mette piede.
È la fotografia della situazione degli immigrati a Rovereto, secondo centro del Trentino e battistrada in Italia nel progetto di una nuova gestione delle rimesse dei migranti. "L'idea è semplice ma efficace" spiega la consigliera comunale delegata a pace e solidarietà Erica Mondini. "Utilizzare le rimesse degli immigrati per favorire lo sviluppo locale dei paesi del Sud del mondo per i quali questo flusso di denaro rappresenta una delle poche voci che evitano il tracollo della bilancia dei pagamenti con l'estero".
Il progetto "Rimesse degli immigrati. Il risparmio per lo sviluppo locale" è stato promosso dall'Associazione interculturale Città Aperta-Ponti tra Persone e Culture, che organizza molti immigrati della città, e da Microfinanza srl insieme al Comune di Rovereto. Partendo dalla ricognizione delle condizioni degli immigrati e delle caratteristiche e modalità dell'invio delle rimesse nel paese di origine, il progetto punta a coinvolgere banche locali (sono già stati presi contatti con le Casse Rurali della zona) per definire un meccanismo più sicuro e meno costoso di trasferimento dei soldi e soprattutto a incanalare le rimesse verso le uniche banche dei paesi del Sud e dell'Est che raggiungono la popolazione più povera, le istituzioni di microfinanza.
La ricerca, condotta da Microfinanza, ha fornito un quadro generale del peso degli immigrati nell'economia roveretana. Il reddito annuo complessivo degli immigrati a Rovereto risulta pari a circa 22 milioni di euro, con un risparmio di circa 5 milioni e mezzo e un flusso di rimesse destinato alle famiglie e alle comunità di provenienza di quasi 2 milioni 800 mila euro. "Se si azzarda un'estrapolazione a livello della provincia di Trento" osserva Gisella Raimondi che ha condotto l'indagine "si arriva alla cifra di circa 186 milioni di euro di reddito disponibile complessivo annuo, con 46 milioni e mezzo di euro di risparmio e 23 milioni 600 mila euro di rimesse".
Sono state intervistate persone delle dodici principali comunità presenti in zona: albanesi, algerini, serbi, pakistani, bosniaci, moldavi, rumeni, ucraini, tunisini, marocchini, senegalesi e cileni. L'età media è fra i 31 e i 40 anni. Si tratta di un'immigrazione relativamente recente: il 62,5% è arrivato dopo il 1996. Tra i principali motivi di emigrazione vi è la ricerca del lavoro seguita, soprattutto nei casi serbo e marocchino, dai permessi per motivi familiari.
Il livello di istruzione delle persone intervistate risulta medio-alto: complessivamente il 74% del totale ha raggiunto un grado di istruzione medio-superiore. Tra le occupazioni più diffuse, quella di operaio soprattutto nell'edilizia (albanesi, pakistani, algerini), mentre nel settore dei servizi è frequente la professione di assistente alla persona (le cosiddette badanti, soprattutto ucraine, modalve, rumene) e di autotrasportatore (soprattutto serbi). La condizione lavorativa è nel complesso buona, nel senso di una netta prevalenza di assunzioni regolari e a tempo indeterminato, anche se molti di questi lavori sono duri e anche pericolosi.
Il reddito medio mensile della maggior parte degli immigrati si colloca nella fascia tra i 750 e i 1.000 euro. Il 65% del totale dichiara di non risparmiare più di 250 euro mensili, anche se pakistani, moldave e senegalesi risparmiano di più.
Le condizioni familiari, lavorative e di reddito rilevate a Rovereto presentano il quadro di un'immigrazione che, pur in presenza di problemi e di differenze tra le varie comunità, appare in via di inclusione nel contesto sociale ed economico. Un indicatore particolarmente significativo è il rapporto con il sistema bancario: la proporzione di coloro che hanno aperto un conto corrente (84%) - quasi tutti senza particolari difficoltà - è analoga a quella indicata dalla Banca d'Italia per gli italiani nel loro complesso (86%).
In sostanza, l'esclusione finanziaria degli immigrati roveretani, stimabile nel 15-16% circa del totale, è dello stesso ordine di grandezza della media nazionale degli italiani, stimata da Microfinanza al 14%. Altra cosa, naturalmente, è il vero e proprio accesso al credito, non esaminato nella ricerca, che probabilmente vede ancora la presenza di ostacoli più consistenti, soprattutto per l'avvio di nuove attività.
Ben diverso è, invece, il quadro della gestione delle rimesse e del rapporto con il sistema bancario nei paesi di origine. La propensione all'invio di rimesse risulta buona, anche se in calo negli ultimi tempi sia per l'incremento dei ricongiungimenti familiari o per un minor bisogno delle famiglie di origine che per un certo peggioramento della situazione economica nella nostra realtà. Ma tra i canali di trasferimento dei fondi quello ufficiale, bancario e postale, è decisamente poco utilizzato: 32% del totale. Quasi il 70% invece utilizza i canali informali, come l'invio attraverso pullman o autolinee private di trasporto passeggeri, o le agenzie specializzate come Western Union, dove inviare a casa 200 euro costa 30 euro di commissioni.
Inoltre la maggior parte degli immigrati e delle loro famiglie non ha rapporti con il sistema bancario formale dei paesi di origine. Gli immigrati roveretani però, in generale, ritengono desiderabile che l'invio delle rimesse avvenga tramite il sistema bancario: il 47% indica la banca come canale di un servizio ideale, purché rapido ed economico, cosa che oggi spesso non è.
Il passo successivo - su cui Comune, Microfinanza e "Città Aperta" sono già al lavoro - è proprio questo: studiare e poi mettere in campo un meccanismo di invio delle rimesse che risulti economico, sicuro e che preveda, sulla base della libera scelta degli immigrati, l'afflusso di questo risparmio verso le nuove "banche dei poveri", dove costituisce un moltiplicatore di credito, in questo caso di microcredito. Le esperienze non mancano. Microfinanza ha già condotto un progetto pilota con il Cospe, la comunità marocchina di Livorno e l'istituzione di microfinanza Amos di Khénifra, migliorando l'accessibilità del servizio per i familiari degli emigranti, anche se residenti in località rurali o montane, dove l'unico sportello bancario è rappresentato proprio dalle microbanche di villaggio. Al recente convegno di Milano su banche e microfinanza, organizzato insieme a Ifad, Abi e Federcasse, Juan Carlos Peñafiel dell'ecuadoriano Banco Solidario ha raccontato la loro esperienza con la comunità ecuadoriana in Spagna in partnership con alcune Casse di risparmio spagnole. In Italia qualche iniziativa è stata presa da banche di credito cooperativo, come quella di Treviglio (Bergamo) che ha portato la sua testimonianza alla Giornata della finanza etica a Bologna.


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