Banche e microfinanza a confronto a Milano
Il
convegno "Investire in microfinanza" ha aperto in Italia
l'Anno internazionale del microcredito
MILANO - "La microfinanza in Italia non
è all'anno zero". Secondo il direttore generale dell'Abi
Giuseppe Zadra, intervenuto al convegno di Milano "Investire
in microfinanza", ci sono già banche nel nostro paese
che offrono servizi a categorie a rischio di esclusione finanziaria.
"Nel 22% degli sportelli bancari si trovano già servizi
di microfinanza. La domanda di questi servizi è però
molto elevata e chiama le banche a dare nuove risposte". Tra
le categorie a maggior rischio di esclusione finanziaria nel nostro
paese ci sono le microimprese, gli immigrati, i lavoratori atipici.
Il 75% delle banche che offre già servizi di microfinanza prevede
il credito alle microimprese, il 50% agli immigrati, il 25% ai lavoratori
atipici, l'8,3% ai senza fissa dimora.
Su scala mondiale l'esclusione finanziaria tocca invece livelli elevatissimi:
il 90% della popolazione, soprattutto nei paesi poveri a medio e basso
reddito, non ha accesso al credito.
Il convegno "Investire in microfinanza. Il ruolo delle banche",
primo evento italiano dell'Anno Internazionale del Microcredito proclamato
dall'Onu per il 2005, si è svolto il 18 novembre 2004 a Milano
a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa. È stato promosso dall'Ifad,
l'Agenzia dell'Onu per lo sviluppo rurale, dall'Abi, l'Associazione
Bancaria Italiana, da Federcasse, la Federazione delle Banche di credito
cooperativo, e da Microfinanza srl, società italiana di promozione,
assistenza tecnica e consulenza sul microcredito.
Il convegno ha visto la partecipazione di oltre 200 persone, tra cui
numerosi rappresentanti di banche italiane e internazionali, del Ministero
degli Esteri, di agenzie delle Nazioni Unite (Ifad naturalmente, ma
anche Fao), di organizzazioni di microcredito e della finanza etica.
Nella sessione plenaria e nei workshop la relazione tra banche e microfinanza
è stata esaminata da tre punti di vista:
- le banche come investitori, attraverso fondi di investimento socialmente
responsabili;
- le banche come operatori di microfinanza nei paesi in via di sviluppo;
- il coinvolgimento delle banche nella microfinanza nei paesi sviluppati.
Le principali novità degli ultimi anni, sottolineate da Robert
Christen del Cgap (Banca Mondiale) nella sua ampia relazione, sono
la trasformazione di molte organizzazioni di microcredito in vere
e proprie microbanche che offrono servizi finanziari efficienti alla
popolazione più povera e il nuovo impegno nella microfinanza
delle banche commerciali: 280 in tutto il mondo, sia dei paesi in
via di sviluppo - ne ha parlato tra gli altri Anil Kumar dell'indiana
Icici Bank - sia occidentali, come il credito cooperativo italiano,
la cui esperienza è stata presentata dal presidente di Federcasse
Alessandro Azzi.
Tra i temi esaminati, quello delle rimesse degli immigrati. Gli immigrati
inviano ogni anno dall'Italia nei paesi d'origine 5 miliardi di euro
di rimesse, ma meno della metà di esse passa per il sistema
bancario. "Mancano soprattutto le banche corrispondenti nei paesi
poveri" ha precisato Zadra. Le nuove istituzioni di microcredito
che si stanno diffondendo nel mondo - oltre 2.500 in Asia, Africa
e America Latina - potrebbero però costituire proprio questo
sistema bancario che accoglie le rimesse a condizioni eque, come hanno
sostenuto Aldo Moauro di Microfinanza e Josè Luis Rhi Sausi
del Cespi.
Durante la conferenza di Milano è stato inoltre presentato
"Small Customers, Big Market", il nuovo libro di Malcom
Harper e Sukhwinder Singh Arora dedicato proprio all'impegno delle
banche commerciali nella microfinanza, con l'analisi di 18 casi in
15 paesi.
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