Italia, tre milioni di famiglie escluse dal sistema
finanziario
Donne, anziani, operai, nuove partite Iva: la
mappa di chi non ha neanche un conto in banca
Francesco Terreri
L'85,9% delle famiglie italiane è titolare,
alla fine del 2002, di almeno una attività finanziaria. Ad
esempio, il 77,9% ha un deposito bancario, il 16,9% un deposito postale,
il 9,4% titoli di Stato, il 14% obbligazioni e quote di fondi comuni
di investimento. Ma il restante 14,1% delle famiglie - quasi tre milioni
su un totale di 21,2 milioni - non è titolare di nessuna attività,
neanche nelle forme più semplici del conto corrente bancario
o postale. Anche se non necessariamente povero, è escluso dal
sistema finanziario.
I dati sono contenuti nel Supplemento al Bollettino Statistico della
Banca d'Italia "I bilanci delle famiglie italiane nell'anno 2002",
uscito quest'anno a marzo. Esaminando le caratteristiche riferite
al "capofamiglia", cioè al maggior percettore di
reddito all'interno della famiglia, otteniamo una vera e propria mappa
dell'esclusione finanziaria in Italia. Ci riferiamo in particolare
al più diffuso strumento finanziario, il deposito bancario,
che in larga misura - per quasi i tre quarti del totale - è
deposito in conto corrente. In qualche caso, come nei piccoli centri
o nel Mezzogiorno, altre attività come i depositi postali sembrano
attenuare l'effetto di esclusione. Viceversa, per le attività
finanziarie più sofisticate le disuguaglianze tra gruppi sociali
e territori appaiono più accentuate.
In primo luogo l'esclusione finanziaria riguarda le donne: il 30,1%
di esse non possiede un deposito in banca contro il 18,7% di uomini.
Le quote degli esclusi sono in aumento rispetto alla rilevazione precedente
del 2000: allora non aveva un deposito bancario il 29,6% delle donne
e il 17,9% degli uomini.
Sono maggiormente esclusi gli anziani: non possiede un deposito in
banca il 38% degli ultrasessantacinquenni, mentre nelle altre fasce
di età gli esclusi sono sempre sotto il 20%, con l'eccezione
dei più giovani (fino a trent'anni) che vedono un 22,8% di
loro senza conto in banca. L'esclusione, inoltre, cresce al diminuire
del livello di istruzione: è privo di un deposito il 63,8%
delle persone senza titolo di studio e il 36,1% di coloro che hanno
la licenza elementare, mentre la quota si riduce sotto il 20% per
chi ha concluso la scuola dell'obbligo, sotto il 10% per i diplomati
e al 4,2% per i laureati.
Sono più escluse le famiglie a basso reddito: non ha depositi
bancari il 67,7% di quelle con reddito fino a 10 mila euro annui e
il 33% di quelle con reddito tra 10 mila e 20 mila euro. Sopra i 30
mila euro l'esclusione di riduce al 5%. Ci sono differenze anche tra
i settori produttivi e le condizioni professionali. Il 21,2% dei capofamiglia
contadini non ha un deposito bancario mentre nell'industria e nel
terziario la quota scende sotto il 15% e nella pubblica amministrazione
sotto il 10%.
Tra i lavoratori dipendenti sono maggiormente esclusi gli operai (23,2%)
rispetto agli impiegati (7,5%). Tra i lavoratori autonomi, soprattutto
di nuova generazione, è senza deposito in banca il 14,4% delle
famiglie, mentre la quota scende a meno del 2% per imprenditori e
liberi professionisti. Il dato dei pensionati - 32,5% di esclusione
- conferma le difficoltà delle famiglie con persona di riferimento
anziana.
Altre indicazioni riguardano la composizione del nucleo familiare
e la localizzazione. Sono maggiormente escluse dal sistema finanziario
due tipi di famiglie: quelle con 1 componente (non ha il conto il
35,7%) e le famiglie con 5 o più componenti (25,7% senza deposito).
La mancanza di conto in banca è più frequente quando
in famiglia c'è un solo reddito: 32,2% di esclusi.
L'esclusione è maggiore nei piccoli centri: è senza
deposito il 23,9% delle famiglie che abitano in Comuni fino a 20 mila
abitanti e il 23,1% di quelli dei Comuni fino a 40 mila abitanti.
Sono maggiormente escluse le famiglie del sud e delle isole: il 44,9%,
contro il 15% dell'Italia centrale e l'8,7% dell'Italia settentrionale.
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