Le rimesse degli immigrati per lo sviluppo
locale
ROVERETO - Venerdì 4 giugno a Rovereto
(Trento) è stato presentato un progetto di cooperazione con
i paesi poveri un po' diverso dal solito. Due sono le caratteristiche
che lo distinguono dagli interventi più tradizionali: il collegamento
tra gli immigrati e lo sviluppo dei loro paesi d'origine e la mobilitazione
di risorse delle stesse popolazioni impoverite.
Il progetto "Rimesse degli immigrati. Il risparmio per lo sviluppo
locale" è promosso dall'Associazione interculturale Città
Aperta e da Microfinanza srl, insieme al Comune di Rovereto che, con
questa scelta, ha deciso di essere il battistrada nazionale in questo
campo.
Gli ultimi rapporti degli istituti internazionali hanno spiegato che
le rimesse, cioè il risparmio che i migranti di tutto il mondo
mandano nei paesi di provenienza, ammontano a oltre 80 miliardi di
dollari nel 2002 e hanno superato i 100 miliardi nel 2003. In Italia
i dati ufficiali parlano di 1 miliardo di euro, ma stime ufficiose
indicano 7 o addirittura 10 miliardi di rimesse. Da tempo questi flussi
sono diventati più importanti di quelli che gli emigrati italiani
mandavano a casa e che, a loro volta, hanno sostenuto in passato l'economia
del nostro paese.
Le rimesse sono la seconda voce in entrata della bilancia dei pagamenti
dei paesi a medio e basso reddito dopo gli investimenti diretti dall'estero.
Ma mentre gli investimenti delle imprese multinazionali si concentrano
in pochi grandi paesi, le rimesse arrivano un po' dappertutto, visto
che la gente che emigra per cercare migliori condizioni di vita e
di lavoro proviene da moltissimi paesi dell'Asia, dell'Africa, dell'America
Latina e dell'Est europeo.
Questo importante flusso di risparmio non svolge però oggi
il ruolo che potrebbe svolgere per lo sviluppo dei paesi più
poveri per due cruciali ragioni. In primo luogo agli immigrati in
genere costa molto mandare i soldi a casa, soprattutto se si tratta
di piccole cifre: le somme sono taglieggiate dalle società
che trasferiscono i fondi anche del 15-20%.
In secondo luogo, non c'è nei paesi di origine un sistema bancario
che raccolga questo risparmio per "trasformarlo" in credito.
O, per essere esatti, non esiste per la maggior parte della popolazione.
Contadini, artigiani, piccoli commercianti, venditori e venditrici
ambulanti, sono di norma esclusi dal sistema finanziario, che non
li considera clienti interessanti e li ritiene invece decisamente
rischiosi.
Con una eccezione: la rete delle istituzioni di microcredito e microfinanza.
Una rete ancora fragile, con strutture piccole e spesso in formazione,
ma con importanti esperienze di crescita e una diffusione piuttosto
ampia: oltre 2.500 organizzazioni nei paesi dell'Est e del Sud del
mondo. E soprattutto con una pratica che ha rovesciato il comportamento
usuale delle banche: prendere sul serio i microimprenditori, credere
ai loro progetti, puntare sulle risorse nascoste delle comunità
povere.
È proprio questo l'obiettivo di fondo del progetto rimesse
di Rovereto: organizzare, sulla base della libera scelta degli immigrati,
l'afflusso delle rimesse verso le nuove "banche dei poveri",
dove quel risparmio sarà "trasformato" in microcredito.
Con un rischio che si rivela molto minore di un bond Parmalat. Perché
quei microcapitali a credito sono preziosi e difficilmente vengono
sprecati: ne va del futuro delle persone e delle famiglie a cui sono
affidati.
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