Il tuo portafoglio sostiene il terrorismo?
di Francesco Terreri
L'articolo completo è sul n. 3/2004
di "Microfinanza. Bollettino per lo sviluppo plurale", che
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I primi a muoversi sono stati due fondi pensione,
il New York City Police Pension Fund e il New York City Fire Department
Pension Fund. "Pompieri e poliziotti dopo l'11 settembre, dato
che centinaia di loro morirono nell'attacco terroristico al World
Trade Center, hanno una sensibilità particolare su questo punto"
dichiara William Thompson, funzionario del Comune che sovrintende
agli 80 miliardi di dollari di fondi pensione dei dipendenti di New
York City, alla trasmissione della Cbs "60 minutes". I fondi
si sono accorti che tra i titoli su cui investivano c'era la Halliburton,
la società di cui è stato a lungo amministratore delegato
il vicepresidente Usa Dick Cheney e che ora gestisce parti importanti
della ricostruzione in Iraq. Ma che lavora anche in Iran, uno degli
stati "sponsor del terrore" secondo l'amministrazione statunitense.
"Il reddito prodotto da questa e altre imprese potrebbe aiutare
a sostenere il terrorismo" aggiunge Thompson. E la Halliburton
in Iran c'è andata proprio quando la guidava Cheney, tra il
1995 e il 2000. Non si tratta, del resto, dell'unico caso. Così
l'Investor Responsibility Research Center (Irrc), società indipendente
di ricerca e di consulenza sulla responsabilità sociale, insieme
al Conflict Securities Advisory Group (Csag) ha avviato il Global
security risk monitor, un profilo di rischio delle imprese quotate
per quanto riguarda le connessioni con il terrorismo e la proliferazione
di armi di distruzione di massa.
Il rischio analizzato non riguarda tanto la possibilità di
svolgere attività illegali quanto piuttosto la reputazione
dell'impresa. In sostanza sono gli investitori che scelgono, sulla
base di valutazioni etiche o anche puramente economiche, di "punire"
chi collabora con gli stati sponsor del terrorismo. Ma quali sono
questi paesi? Irrc e Csag sono partiti dalle definizioni ufficiali
dell'amministrazione Usa e quindi dalla famosa lista degli "stati-canaglia":
Corea del Nord, Iran, Iraq, Libia, Siria e Sudan.
Nel frattempo - il lavoro del Monitor è cominciato nel 2002
- qualcosa è cambiato. In Iraq è caduto il regime di
Saddam Hussein, anche se la situazione è tutt'altro che stabilizzata.
L'Onu ha abrogato le sanzioni contro la Libia e si è aperto
un processo di normalizzazione delle relazioni con l'Unione Europea
e gli Stati Uniti, a seguito del riconoscimento libico della responsabilità
in alcuni attentati terroristici degli anni '80 e dell'annuncio di
Tripoli della rinuncia ai programmi nucleari.
In due anni di lavoro Irrc e Csag hanno identificato circa 400 imprese
che hanno affari in corso con gli "stati-canaglia". Di esse
solo una sessantina sono collegate con la Libia, mentre ben 200 hanno
attività economiche connesse con l'Iran.
[
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I nomi emergono dalle scelte di fondi di investimento e fondi pensione.
Come nel caso della canadese Talisman Energy, che ha visto
una vera e propria caduta in Borsa a causa della sua attività
petrolifera in Sudan. O come la Halliburton, che opera in Iran
tramite la Halliburton Products & Services ltd delle Isole Cayman,
con un bilancio di 39 milioni di dollari nel 2003 per lavori infrastrutturali
nei campi petroliferi iraniani.
E tra i titoli quotati a Piazza Affari? [
] L'Eni opera dalla
fine degli anni '50 in Iran, dove lavorano diverse imprese italiane,
favorite anche dai crediti finanziari "open" concessi da
Banca Intesa e Mediocredito Centrale (gruppo Capitalia)
per 1,5 miliardi di dollari e da Mediobanca per 2 miliardi
di dollari. Mediobanca è da tempo presente a Teheran con la
Iran & Italy Industrial Promotion co., una joint venture con l'iraniana
Bank of Industry & Mine. Intesa e Bnl hanno un ufficio
di rappresentanza. In Iran peraltro, pur nel contesto di pesanti violazioni
dei diritti umani, è aperta una partita politica tra clero
conservatore, riformisti e movimenti giovanili e studenteschi.
Il caso più clamoroso di collaborazione con uno stato "sponsor
del terrore" è invece il contratto militare pluriennale
di Finmeccanica con la Siria. [
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