Iraq,
la microfinanza in guerra
C'è anche la microfinanza tra i progetti
di ricostruzione dell'Iraq sconvolto dalla guerra e dal "dopoguerra".
Ma su 1 miliardo 148 milioni di dollari di fondi complessivamente
stanziati da Usaid, l'agenzia di cooperazione Usa, la parte del leone
la fanno altri soggetti. In primo luogo la Bechtel Corporation, una
delle aziende che ha sostenuto il presidente Usa George W. Bush in
campagna elettorale, che gestisce da sola 482 milioni di dollari,
il 42% del totale degli stanziamenti.
La Bechtel, colosso californiano dell'ingegneria e delle costruzioni
con 11,6 miliardi di dollari di volume d'affari nel 2002, è
stata criticata anche negli Stati Uniti per aver vinto il contratto
con Usaid senza una gara pubblica, ma ha ribattuto che l'agenzia l'ha
selezionata tra sette diverse proposte. E ha aggiunto, non senza malizia,
che i critici, tra cui il congressman democratico di Los Angeles Henry
Waxman, "hanno confuso il contratto assegnato in modo competitivo
alla Bechtel" con l'incarico "non competitivo" conferito
dallo Us Army Corps of Engineers alla Halliburton/Kbr, un'altra delle
corporation vicine all'amministrazione Bush.
La Bechtel è general contractor per i lavori di ricostruzione
di aeroporti, porti (Umm Qasr), strade, ponti, impianti elettrici,
strutture scolastiche e sanitarie. Su 150 subcontratti stipulati al
31 ottobre di quest'anno, 26 sono stati assegnati a imprese statunitensi
e occidentali, soprattutto britanniche, 13 a imprese del mondo arabo
(Kuwait, Arabia Saudita, Giordania), uno ad un'azienda di Singapore
e 110 a imprese irachene. Le imprese occidentali gestiscono i principali
contratti nel campo delle tecnologie energetiche e delle comunicazioni,
gli iracheni lavorano soprattutto nell'edilizia, in particolare nella
ricostruzione delle scuole.
Tra le pieghe dei progetti finanziati da Usaid spunta anche la microfinanza.
La supervisione in questo campo è affidata alla BearingPoint,
la società di consulenza che dovrebbe impostare la governance
del nuovo Iraq. Ma il lavoro sul campo lo fanno le organizzazioni
non governative. Nell'ambito del Community Action Program, in cui
sono impegnate tra l'altro Save the Children e Mercy Corps, il primo
progetto di microfinanza è stato avviato nel nord Iraq a cura
di Acdi/Voca, l'ong statunitense frutto della fusione tra l'Agricultural
Cooperative Development International e il Volunteers in Overseas
Cooperative Assistance.
Acdi/Voca ha già altre esperienze di microcredito post conflitto
in Serbia e in Asia centrale. Microfinanza srl ha valutato l'anno
scorso, assegnandogli rating A, Bai Tushum Financial Foundation, organizzazione
di microfinanza del Kyrgyzstan promossa proprio da Acdi/Voca e dalla
Caritas svizzera.
Le iniziative in Iraq possono essere considerate per certi versi un
semplice complemento dell'azione militare statunitense, ma possono
anche prefigurare una via alternativa alle armi per la costruzione
di un Iraq democratico. Come spesso accade, infatti, esperienze come
la microfinanza mettono in moto conseguenze inattese. Le piccole imprese
irachene, ad esempio, cominciano a farsi sentire e a reclamare la
partecipazione alla ricostruzione ("Contracts leave local business
out", Ips, 21 novembre 2003).
Le nuove istituzioni finanziarie delle microimprese, inoltre, crescono
in tutto il mondo arabo. Un anno fa, nel settembre 2002, a Tunisi
19 organizzazioni da sette paesi (Egitto, Giordania, Libano, Marocco,
Palestina, Tunisia e Yemen) costituivano Sanabel, Microfinance Network
of Arab Countries. Con i cinque organismi che si sono successivamente
associati, il network è arrivato a 25 istituzioni con 320 mila
clienti attivi e 77 milioni di dollari di portafoglio.
Dal 15 al 17 dicembre le organizzazioni di microcredito si sono date
appuntamento sul Mar Morto, poco fuori Amman, in Giordania, nella
conferenza "Microfinanza nel mondo arabo: costruire il futuro
del settore". Tra gli sponsor, la Regina Rania di Giordania e
Usaid. Ospiti esponenti del microcredito dal Kenya, dalla Polonia,
dalla Repubblica Dominicana per confrontarsi sulle "sfide comuni".
Sullo sfondo, gli oltre 50 milioni di persone, su 300 milioni di abitanti,
che nel mondo arabo vivono con meno di 2 dollari al giorno e i 5 milioni
(almeno) di microimprenditori esclusi dal circuito finanziario.
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