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Riapre Tradevco, la Mediobanca di Monrovia


Nel bilancio consolidato di Mediobanca al 30 giugno 2003, approvato dall'assemblea del 28 ottobre, The Liberian Trading and Development Bank ltd, la Tradevco di Monrovia (Liberia), non c'è in quanto "a causa dei noti eventi bellici ha interrotto la propria attività". Gli eventi bellici sono l'interminabile guerra civile liberiana, conclusa, almeno sulla carta, con gli accordi di pace del 18 agosto scorso. Con la fine della guerra guerreggiata, anche le attività economiche stanno riprendendo e in settembre Tradevco ha riaperto i battenti.
La Tradevco, di cui Mediobanca ha il 60% del capitale mentre il restante 40% è costituito da azioni proprie, risale al 1954, quando fu costituita per "agevolare lo sviluppo all'estero delle attività mercantili italiane". Ha affiancato a lungo un'altra controllata di Mediobanca, la Intersomer, incorporata nel 2000 in Mb Finstrutture, che con le sue partecipazioni in aziende locali commercializzava in Africa prodotti italiani, in particolare veicoli Fiat. È la banca dove le agenzie dell'Onu che operano in Liberia hanno i loro conti. Ma ha anche svolto altre funzioni meno note.
Nonostante la guerra, la Liberia aveva al marzo 2003, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri), un volume di attività bancarie estere di 15 miliardi 496 milioni di dollari. Niente a che vedere col debito estero, pari a circa 2 miliardi di dollari, cioè quattro volte il prodotto interno lordo. Si tratta invece delle attività off shore, quelle per cui Monrovia semidistrutta figura ancora nella black list dei paradisi fiscali: licenze marittime - le navi battenti bandiera liberiana - e depositi bancari.
I capitali più importanti collocati in Liberia sono tedeschi, giapponesi, francesi, britannici. Ultimamente sono calati quelli statunitensi. Ma ci sono anche 79 milioni di dollari dall'Italia, almeno questo è il dato ufficiale sempre di fonte Bri. Tradevco di suo raccoglie l'equivalente di 496 milioni di dollari liberiani, 11 milioni di dollari circa, che erano però molti di più, 45 milioni di dollari, alla metà degli anni '90. Il calo probabilmente è collegato ad una oscura vicenda di depositi restituiti in dollari liberiani invece che in dollari Usa, vicenda in cui la Corte suprema condannò la banca ma il dittatore Charles Taylor diede ragione alla Tradevco.
La società di Mediobanca ha mantenuto anche negli anni di guerra i conti in avanzo: 34 mila dollari di utile semestrale al 31 dicembre 2002, ultimo dato esistente. Non è semplice sapere di cosa si occupasse. Uno dei rari indizi si trova nei bilanci della Sipef, un operatore internazionale belga nel campo dell'olio di palma, del tè e della gomma, che nel 2000 salda con 2 milioni 785 mila euro le sue passività presso la Tradevco. Insomma, la Mediobanca di Monrovia ha continuato a lavorare nel commercio delle materie prime, uno dei canali attraverso i quali le fazioni armate si sono procurate in questi anni valuta pregiata per la guerra.



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© 2003 Microfinanza - Page update: 30 | 09 | 2003