Micol Guarneri
da ADDIS ABABA
Nei mesi scorsi abbiamo svolto una missione in Etiopia per conto
della ong Alisei. Si trattava di analizzare e valutare il
progetto di microcredito Meklit, una giovane istituzione
di microfinanza, promossa dall'organizzazione non governativa locale
Progynist, che fornisce servizi finanziari a donne povere dell'area
urbana della capitale Addis Ababa. La missione ci ha consentito
di fotografare la situazione della microfinanza in Etiopia in un
contesto economico-sociale di estrema difficoltà.
L'Etiopia, con un reddito medio pro capite di meno di 100 dollari
annui, è uno dei paesi più poveri del mondo. In Africa
è il secondo paese per infezioni da Hiv e per morti da Aids.
La sua performance economica più recente sembrava incoraggiante:
tra il 1992 e il 2001 il prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto
in media, in termini reali, del 6% l'anno. Ma l'andamento della
crescita è strettamente dipendente da quello delle coltivazioni
e dell'allevamento. L'agricoltura conta per il 45% del prodotto
lordo e per il 76% delle esportazioni, più della metà
delle quali sono esportazioni di caffè.
Così la siccità e il crollo dei prezzi del caffè
(vedi La trappola del caffè,
in questo sito) hanno dapprima provocato la decelerazione della
crescita al 5% nel 2002 e ora una previsione di aumento del Pil
di appena l'1,5% per quest'anno, che, con la crescita della popolazione
di almeno il 2%, significa una caduta del reddito pro capite.
Lo sviluppo delle istituzioni di microfinanza (Mfi) in Etiopia è
piuttosto recente, nonostante l'esistenza di una rete di 670 cooperative
di risparmio e credito, che però raggiungevano solo 150 mila
persone con un volume di attività complessivo dell'equivalente
di 20 milioni di dollari. Il settore è stato regolamentato
dal governo nel 1996 con una legge che stabiliva alcuni requisiti
minimi per essere registrati come Mfi e quindi accedere ad alcuni
benefici come l'esenzione dalle tasse sul reddito d'impresa. La
regolamentazione è ancora oggi troppo rigida in alcuni punti:
ad esempio fissa il limite dei 12 mesi come durata massima dei prestiti
concedibili.
Ciò nonostante il settore è cresciuto e oggi si contano
21 organizzazioni, con un'associazione di rappresentanza, che forniscono
servizi finanziari a circa 500 mila persone, molte delle quali produttori
agricoli. Le maggiori Mfi sono quelle partecipate anche da governi
regionali, come Decsi, con 158 mila clienti e 13 milioni di dollari
di portafoglio, e Acsi, con 152 mila clienti e 11 milioni di dollari
di crediti in essere. Le organizzazioni di microcredito raccolgono
regolarmente risparmio che, in diversi casi, copre dal 60 all'80%
dei crediti.
Meklit opera in alcune aree urbane di Addis Ababa e, dal novembre
scorso, anche nel mercato rurale di Butajira, cittadina 120 km a
sud della capitale. I destinatari dei suoi microcrediti sono oltre
2.000, il 60% dei quali donne. Si tratta di piccoli commercianti,
piccoli allevatori, artigiani edili. I crediti, che possono andare
da 500 a 5.000 birr (la moneta etiopica: 1 dollaro è oggi
pari a circa 8,5 birr), cioè da 60 a 600 dollari, sono differenziati:
più costosi per i meno poveri, relativamente più agevolati
per le donne microimprenditrici delle zone più svantaggiate.
Complessivamente il portafoglio crediti è di quasi 2 milioni
di birr (circa 227 mila dollari), di cui meno del 4% a rischio.
Tra i fondi disponibili, il risparmio dei clienti è ormai
quasi la metà del totale. I conti mostrano che Meklit non
è ancora un'istituzione economicamente sostenibile, ma sta
facendo passi importanti in questa direzione. Intanto consente a
molte donne etiopi - come ad esempio Denwork Siraj, 40 anni, 6 figli,
che con prestiti di 500-1000 birr (60-120 dollari) ha raddoppiato
l'attività di trasformazione del frumento in malto - di sfuggire
alla miseria.
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