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I primi passi della microfinanza in Etiopia
Siccità e crollo dei prezzi del caffè portano il paese in recessione nel 2003

Micol Guarneri da ADDIS ABABA
Nei mesi scorsi abbiamo svolto una missione in Etiopia per conto della ong Alisei. Si trattava di analizzare e valutare il progetto di microcredito Meklit, una giovane istituzione di microfinanza, promossa dall'organizzazione non governativa locale Progynist, che fornisce servizi finanziari a donne povere dell'area urbana della capitale Addis Ababa. La missione ci ha consentito di fotografare la situazione della microfinanza in Etiopia in un contesto economico-sociale di estrema difficoltà.
L'Etiopia, con un reddito medio pro capite di meno di 100 dollari annui, è uno dei paesi più poveri del mondo. In Africa è il secondo paese per infezioni da Hiv e per morti da Aids. La sua performance economica più recente sembrava incoraggiante: tra il 1992 e il 2001 il prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto in media, in termini reali, del 6% l'anno. Ma l'andamento della crescita è strettamente dipendente da quello delle coltivazioni e dell'allevamento. L'agricoltura conta per il 45% del prodotto lordo e per il 76% delle esportazioni, più della metà delle quali sono esportazioni di caffè.
Così la siccità e il crollo dei prezzi del caffè (vedi La trappola del caffè, in questo sito) hanno dapprima provocato la decelerazione della crescita al 5% nel 2002 e ora una previsione di aumento del Pil di appena l'1,5% per quest'anno, che, con la crescita della popolazione di almeno il 2%, significa una caduta del reddito pro capite.
Lo sviluppo delle istituzioni di microfinanza (Mfi) in Etiopia è piuttosto recente, nonostante l'esistenza di una rete di 670 cooperative di risparmio e credito, che però raggiungevano solo 150 mila persone con un volume di attività complessivo dell'equivalente di 20 milioni di dollari. Il settore è stato regolamentato dal governo nel 1996 con una legge che stabiliva alcuni requisiti minimi per essere registrati come Mfi e quindi accedere ad alcuni benefici come l'esenzione dalle tasse sul reddito d'impresa. La regolamentazione è ancora oggi troppo rigida in alcuni punti: ad esempio fissa il limite dei 12 mesi come durata massima dei prestiti concedibili.
Ciò nonostante il settore è cresciuto e oggi si contano 21 organizzazioni, con un'associazione di rappresentanza, che forniscono servizi finanziari a circa 500 mila persone, molte delle quali produttori agricoli. Le maggiori Mfi sono quelle partecipate anche da governi regionali, come Decsi, con 158 mila clienti e 13 milioni di dollari di portafoglio, e Acsi, con 152 mila clienti e 11 milioni di dollari di crediti in essere. Le organizzazioni di microcredito raccolgono regolarmente risparmio che, in diversi casi, copre dal 60 all'80% dei crediti.
Meklit opera in alcune aree urbane di Addis Ababa e, dal novembre scorso, anche nel mercato rurale di Butajira, cittadina 120 km a sud della capitale. I destinatari dei suoi microcrediti sono oltre 2.000, il 60% dei quali donne. Si tratta di piccoli commercianti, piccoli allevatori, artigiani edili. I crediti, che possono andare da 500 a 5.000 birr (la moneta etiopica: 1 dollaro è oggi pari a circa 8,5 birr), cioè da 60 a 600 dollari, sono differenziati: più costosi per i meno poveri, relativamente più agevolati per le donne microimprenditrici delle zone più svantaggiate.
Complessivamente il portafoglio crediti è di quasi 2 milioni di birr (circa 227 mila dollari), di cui meno del 4% a rischio. Tra i fondi disponibili, il risparmio dei clienti è ormai quasi la metà del totale. I conti mostrano che Meklit non è ancora un'istituzione economicamente sostenibile, ma sta facendo passi importanti in questa direzione. Intanto consente a molte donne etiopi - come ad esempio Denwork Siraj, 40 anni, 6 figli, che con prestiti di 500-1000 birr (60-120 dollari) ha raddoppiato l'attività di trasformazione del frumento in malto - di sfuggire alla miseria.



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