Afghanistan, microcredito Sud-Sud
Ma è impari la lotta col papavero da
oppio
Prima bombardati, ora abbandonati: gli aiuti internazionali non superano
i 42 dollari a persona
Francesco Terreri
Sono quasi 10 mila le donne
afgane coinvolte nel programma di microcredito di Brac, Bangladesh
Rural Advancement Committee, la maggiore ong e istituzione di microfinanza
bengalese che da un anno ha avviato il primo intervento Sud-Sud per
la ricostruzione del tessuto sociale ed economico dell'Afghanistan.
Con lo slogan "è il momento che sia il Sud a fare qualcosa
per il Sud", nel giugno 2002 partivano una serie di progetti
nel campo della scuola primaria, dei centri sanitari e della microfinanza
che ad agosto ottenevano l'approvazione del ministero afgano dello
sviluppo rurale.
Al giugno 2003, dopo un anno di lavoro, il bilancio fornito dall'organizzazione
è il seguente: operatività in quattro province oltre
la capitale Kabul, 378 organizzazioni di villaggio attivate con 9.947
partecipanti, tutte donne, che risparmiano regolarmente; 4.661 sono
le donne che hanno ottenuto un microcredito, in media di 80 dollari;
complessivamente il portafoglio crediti ammonta a circa 471 mila dollari
e per ora nessun prestito è in sofferenza; sono 10 i centri
sanitari e 24 le scuole primarie aperte in questi mesi. Il 14 giugno
è partito a Kabul il primo corso di formazione del Centro training
di Brac per gestori di programmi di sviluppo e di promozione della
donna destinato agli operatori afgani dell'organizzazione non governativa
Dacaar, sostenuta dalla cooperazione danese. Lo staff di Brac in Afghanistan
comprende 158 persone, di cui 137 sono afgani.
I numeri di Brac sono di per sé modesti rispetto alle necessità
dell'Afghanistan e della sua popolazione dopo decenni di guerra. Eppure
gli 80 dollari dei microcrediti dell'organizzazione bengalese sono
una cifra superiore all'aiuto medio pro capite che i paesi ricchi
stanno facendo affluire a Kabul. Secondo un rapporto pubblicato
dal Governo di Kabul sulla base dei dati di organizzazioni internazionali
e ong (Transitional Government Of Afghanistan, Analysis of Aid Flows
to Afghanistan, 2 aprile 2003) gli aiuti ricevuti tra il gennaio 2002
e il marzo 2003 ammontano a 1 miliardo 836 milioni di dollari, di
cui 48 milioni di dollari dall'Italia. In sostanza 63 dollari annui
per ogni abitante dell'Afghanistan.
Di essi, 836 milioni di dollari sono stati aiuti umanitari, 532 milioni
risorse destinate alla ricostruzione - di cui 211 milioni per contratti
bilaterali e con imprese private dei paesi donatori - e 296 milioni
budget disponibile per il governo, oltre ad alcune voci minori, tra
cui 50 milioni di dollari per i rifugiati afgani fuori del paese.
Complessivamente gli aiuti previsti fino al 2006 corrispondono ad
una cifra pro capite di 42 dollari per persona l'anno.
In questo contesto non stupisce che in Afghanistan sia ripresa
su larga scala la coltivazione del papavero da oppio e l'economia
della droga. L'ultimo rapporto dell'Ufficio di Vienna sulle droghe
e il crimine delle Nazioni Unite (Unodc), Global Illicit Drug Trends
2003, afferma che nel 2002 vi è stata una "crescente concentrazione
di produzione illecita di oppio in un singolo paese, l'Afghanistan".
Su un totale mondiale di 180.272 ettari di coltivazioni di papavero
da oppio, 74.100 sono in Afghanistan, un'estensione inferiore solo
a quella di Myanmar (81.400 ettari) che però è in calo.
La produzione potenziale afgana però, grazie alla maggiore
produttività, è pari a 3.400 tonnellate, cioè
al 75% della produzione mondiale. Ai prezzi rilevati dall'Unodc, l'oppio
si vende - a seconda delle zone di produzione - tra i 200 e i 400
dollari al chilo. In sostanza, un'economia da 1 miliardo di dollari
l'anno.
Naturalmente di tutt'altra dimensione sono gli affari di chi vende
le 340 tonnellate potenziali di eroina ricavabili dall'oppio afgano
prodotto nel 2002. Sempre secondo l'Unodc, i prezzi all'ingrosso dell'eroina,
pur se in forte calo negli ultimi anni, si aggirano sugli 81.000 dollari
al chilo in Nordamerica e sui 30.000 dollari in Europa occidentale.
Al dettaglio sul mercato europeo siamo sui 61.000 dollari al chilo.
Ma i mercati in espansione sono piuttosto quelli della Russia e dell'Europa
dell'Est dove le organizzazioni criminali tentano di allargare l'area
dei consumatori puntando proprio sui "bassi" prezzi.
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