L'Africa paga il debito a Tremonti
Francesco Terreri
L'11 marzo scorso l'Italia
ha firmato due accordi per la cancellazione del debito estero con
il Burkina Faso e la Sierra Leone. Nel caso del Burkina, si tratta
della cancellazione finale dei debiti con lo Stato italiano, cioè
dei crediti d'aiuto concessi nell'ambito della cooperazione allo
sviluppo e dei crediti commerciali per i quali è scattata
la copertura assicurativa pubblica della Sace, l'istituto per i
Servizi Assicurativi del Commercio Estero, per un totale di 11,9
milioni di euro. Nel caso della Sierra Leone sono stati cancellati
15,4 milioni di euro di debito. Con questi accordi i debiti cancellati
dall'Italia ai paesi poveri e fortemente indebitati, quasi tutti
africani, salgono a oltre 1 miliardo di euro. Tutto bene, se non
fosse che a questi stessi paesi, prima della cancellazione, abbiamo
spremuto negli ultimi tre anni quasi 100 milioni di euro di rate
di capitale e interessi.
Il punto sulla politica italiana di cancellazione del debito è
stato fatto a fine anno dalla relazione del Ministro dell'economia
Tremonti sull'attuazione della legge 209/2000. Secondo la relazione,
l'Italia aveva stipulato al settembre 2002 nove accordi bilaterali
di cancellazione per un totale di circa 860 milioni di euro. Negli
ultimi mesi dell'anno e nei primi del 2003, altri accordi raggiunti
hanno portato il totale sopra il miliardo di euro.
La politica italiana in questo campo si muove nell'ambito dell'iniziativa
Hipc (Heavily Indebted Poor Countries), lanciata dal Fondo Monetario
Internazionale e dalla Banca Mondiale nel '96, e in particolare
della sua versione "rafforzata" (Enhanced) del 1999. Tuttavia
la legge 209, approvata all'unanimità dal Parlamento il 25
luglio 2000 anche a seguito della pressione dell'opinione pubblica
e della Campagna sul debito, consente di andare oltre le stesse
regole della Enhanced Hipc.
Il punto sulla Hipc
L'iniziativa per i paesi poveri e fortemente indebitati riguarda,
allo stato attuale, 38 paesi, mentre altri 4 (Angola, Kenya, Vietnam
e Yemen) hanno un debito valutato dagli organismi internazionali
come al limite della sostenibilità. Dei paesi coinvolti,
26 (Benin, Bolivia, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Etiopia, Gambia,
Ghana, Giunea Conakry, Guinea Bissau, Guyana, Honduras, Madagascar,
Malawi, Mali, Mauritania, Mozambico, Nicaragua, Niger, Ruanda, Sao
Tomè, Senegal, Sierra Leone, Tanzania, Uganda e Zimbabwe)
hanno raggiunto il "decision point", cioè la data
dalla quale cominciano a ricevere assistenza finanziaria nell'ambito
Hipc dopo un periodo di applicazione di un "programma di aggiustamento"
dell'economia. Gli altri 12 sono soprattutto paesi in situazione
di conflitto: Burundi, Repubblica Centrafricana, Comore, Repubblica
Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Costa d'Avorio, Laos,
Liberia, Myanmar, Somalia, Sudan e Togo.
I paesi che hanno raggiunto il "decision point" adottano
un Programma nazionale di riduzione della povertà (Prsp)
e iniziano a beneficiare di riduzioni del debito - quello con i
governi e le agenzie governative - attraverso intese multilaterali
("interim debt relief") e accordi bilaterali applicativi.
Entro un triennio si raggiunge il "completion point",
cioè la data a partire dalla quale si cancella l'intero debito
estero o, ad essere precisi, il debito pre-cut-off-date, cioè
quello maturato al momento dell'avvio della ristrutturazione delle
scadenze debitorie. Sono solo 6 per ora i paesi arrivati al "completion
point": Bolivia, Burkina Faso, Mauritania, Mozambico, Tanzania
e Uganda.
L'Italia all'avanguardia?
L'Italia sulla base della legge 209, oltre a poter intervenire anche
su altri paesi poveri non Hipc, ha scelto di ampliare le condizioni
della procedura Hipc, sempre nell'ambito delle condizionalità
internazionali e bilaterali, iniziando ad applicare la cancellazione
del 100% del debito sin dal primo accordo di "interim debt
relief", per poi annullare l'intero debito estero, anche post-cut-off-date,
al "completion point". In sostanza, al "decision
point" il paese povero interrompe i pagamenti di rate e interessi
sia sui crediti d'aiuto, i finanziamenti agevolati concessi nell'ambito
della cooperazione allo sviluppo, sia soprattutto sui crediti commerciali
pubblici, costituiti dagli "indennizzi da recuperare"
di Sace, l'istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero.
Sace assicura banche e imprese italiane dal rischio di perdere il
credito concesso ai paesi acquirenti dei nostri prodotti. Da sempre
il ruolo di questa agenzia pubblica è stato decisivo non
tanto per i rischi commerciali, che possono sorgere anche in Europa
o in Nordamerica se un debitore per qualche motivo non paga la fornitura,
ma soprattutto per i cosiddetti "rischi politici", cioè
quelli derivanti dal fatto che un intero paese non ce la fa più
a pagare i suoi debiti a causa di "circostanze di forza maggiore":
inondazioni, terremoti, sommosse, guerre e, in primo luogo, crisi
economiche e povertà.
Quando un debitore non paga, Sace indennizza il creditore e subentra
nel credito. È in questo modo che l'istituto, cioè
in pratica il governo italiano, oltre che assicurare (al 31/12/2001)
crediti all'esportazione per 15 miliardi 972 milioni di euro, si
è ritrovato titolare diretto di prestiti verso paesi dell'Est
e del Sud del mondo ("indennizzi da recuperare") per altri
15 miliardi 78 milioni di euro, di cui 1 miliardo 754 milioni (interessi
arretrati esclusi) verso paesi eleggibili alla cancellazione del
debito secondo la legge 209.
Sulla base dell'impostazione "all'avanguardia" scelta
dall'Italia, già alla fine del 2000 il governo parlava di
4 miliardi di dollari di debito da cancellare, il 70% Sace e il
30% crediti d'aiuto, stimando in 1 miliardo di dollari la cancellazione
"in più" rispetto alla Hipc rafforzata.
In pratica finora le cancellazioni totali hanno riguardato Mozambico,
Tanzania, Uganda, Bolivia, Burkina Faso e Mauritania (in quest'ultimo
caso si trattava solo di crediti d'aiuto). Per un'altra decina di
paesi le cancellazioni sono state parziali, anche se nel caso del
Malawi i 256 mila euro cancellati costituivano in pratica l'intero
debito.
I "recuperi"
della Sace
Ma secondo un'altra relazione del Ministro dell'economia, quella
sull'attività di Sace appunto, molti paesi Hipc hanno continuato
in questi ultimi anni a pagare il servizio del debito verso l'Italia:
97 milioni di euro tra il '99 e il 2001.
Anche se derivano da un mancato pagamento, gli "indennizzi
da recuperare" di Sace non sono crediti infruttiferi. Nel 2001
Sace ha "recuperato" complessivamente in capitale e interessi
su questi prestiti 1 miliardo 167 milioni di euro. La relazione
sottolinea che i paesi maggiormente indebitati - Russia, Algeria,
Brasile, Perù, Polonia - "rimborsano regolarmente le
scadenze previste dagli Accordi di ristrutturazione del debito conclusi
negli anni novanta".
Il problema è che tra i debitori ci sono anche quei paesi
poveri che la legge 209 considera potenziali beneficiari di provvedimenti
di cancellazione del debito. Nel 2001 la Guinea Conakry, che ha
raggiunto il "decision point" Hipc nel dicembre 2000 e
quindi, stando alle regole italiane, avrebbe dovuto sospendere i
pagamenti del servizio del debito, ha versato all'erario 877 mila
euro su un debito con Sace a inizio anno di 9,5 milioni di euro.
Tra il 1999 e il 2000 aveva pagato altri 3,7 milioni di euro.
Il Camerun ("decision point" nell'ottobre 2000) ha pagato
molto di più: 10,7 milioni di euro, soprattutto interessi
arretrati, su un indebitamento commerciale di 68 milioni. Nel 2000
aveva già versato 3,8 milioni. La Tanzania, che nel novembre
2001 ha raggiunto addirittura il "completion point", ha
pagato 3 milioni 199 mila euro nel 2001 (su un debito con Sace a
inizio anno di 105 milioni) e altri 2 milioni e mezzo nei due anni
precedenti. Dallo Zambia ("decision point" al dicembre
2000) sono arrivati 1,3 milioni, su un indebitamento di 33 milioni,
dopo i 4 milioni e mezzo del 1999-2000.
Senegal, Mali, Repubblica Centrafricana hanno versato spiccioli,
che comunque ammontano complessivamente tra il '99 e il 2001 a circa
250 mila euro. Dal Benin i recuperi Sace ci sono stati nel 1999-2000
per 1,3 milioni, dal Burkina Faso per 2,5 milioni, dall'Etiopia
per 3,7 milioni, dal Ciad per poco più di 1 milione di euro.
Il Madagascar ha versato 3,6 milioni nel '99. Ma il caso forse più
clamoroso è quello del Ghana, che essendo arrivato al "decision
point" solo nel febbraio 2002 non aveva titolo a riduzioni
di sorta: tra il 1999 e il 2000 ha versato a Sace 52,2 milioni di
euro, di cui 29 milioni di capitale - azzerando praticamente l'indennizzo
da recuperare - e ben 23,2 milioni di interessi arretrati.
Altri contributi alle casse dello Stato italiano sono arrivati da
paesi poveri non Hipc ma eleggibili alla cancellazione del debito
secondo la legge 209. Il Bangladesh, ad esempio, nel 2001 ha versato
2,6 milioni di euro, il Vietnam - a cui l'Italia ha cancellato i
crediti d'aiuto a seguito delle inondazioni del 2000 - 3,4 milioni,
l'Albania 445 mila euro. Naturalmente il governo sostiene che la
cancellazione italiana richiede gli accordi bilaterali, partiti
solo alla fine del 2001. Resta però il fatto che fino all'ultimo
si raschia il fondo del barile, sottraendo risorse alla lotta alla
povertà e agli usi sociali del risparmio conseguito, proprio
alcune delle condizioni indicate dalla legge 209 per cancellare
il debito.
L'Italia
e il debito dei paesi Hipc
|
Paesi
|
Debito verso l'Italia (Sace
+ crediti d'aiuto) in milioni di euro
(1)
|
Status nel processo Hipc
(2)
|
Accordi con l'Italia (3)
|
Debito cancellato al marzo 2003 in milioni
di euro (4)
|
Pagamenti alla Sace
1999-2001 in milioni di euro (5)
|
|
Mozambico
|
515,7
|
c.p. (settembre 2001)
|
Cancellazione finale (11/6/02)
|
557,3
|
1,8
|
|
Tanzania
|
191,9
|
c.p. (novembre 2001)
|
Cancellazione finale (18/10/02)
|
140,5
|
5,7
|
|
Uganda
|
125,5
|
c.p. (maggio 2000)
|
Cancellazione finale (17/4/02)
|
142,8
|
-
|
|
Bolivia
|
76,9
|
c.p. (giugno 2001)
|
Cancellazione finale (3/6/02)
|
74,3
|
-
|
|
Burkina
Faso
|
12,2
|
c.p. (aprile 2002)
|
Cancellazione finale (11/3/03)
|
11,9
|
2,4
|
|
Mauritania
(6)
|
0,4
|
c.p. (giugno 2002)
|
Cancellazione finale (24/10/02)
|
0,2
|
|
|
Etiopia
|
417,0
|
d.p.
(novembre 2001)
|
Interim debt relief (5/6/02)
|
11,0
|
3,6
|
|
Madagascar
|
207,1
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
3,6
|
|
Camerun
|
184,3
|
d.p.
(ottobre 2000)
|
Interim debt relief (23/10/02)
|
52,6
|
14,5
|
|
Honduras
|
169,9
|
d.p.
(luglio 2000)
|
|
|
-
|
|
Guinea
Bissau
|
125,5
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
-
|
|
Nicaragua
|
124,0
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
-
|
|
Zambia
|
111,3
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
5,8
|
|
Senegal
|
72,3
|
d.p.
(giugno 2000)
|
Interim debt relief (25/11/02)
|
6,9
|
0,2
|
|
Guinea
Conakry
|
57,0
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
Interim debt relief (22/10/01)
|
17,9
|
4,6
|
|
Benin
|
47,8
|
d.p.
(luglio 2000)
|
Interim debt relief (8/10/02)
|
2,8
|
1,3
|
|
Sierra
Leone
|
46,2
|
d.p.
(marzo 2002)
|
Interim debt relief (11/3/03)
|
15,4
|
-
|
|
Sao
Tomč
|
17,2
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
-
|
|
Ciad
|
6,0
|
d.p.
(maggio 2001)
|
Interim debt relief (23/9/02)
|
2,0
|
1,0
|
|
Mali
|
1,1
|
d.p.
(settembre 2000)
|
Interim debt relief (23/10/02)
|
0,03
|
0,04
|
|
Malawi
|
0,2
|
d.p. (dicembre 2000)
|
Interim debt relief (17/6/02)
|
0,3
|
-
|
|
Ghana
|
34,1
|
d.p.
(febbraio 2002)
|
Interim debt relief (12/12/02)
|
5,4
|
52,2
|
|
Gambia
|
-
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
|
|
Guyana
|
-
|
d.p.
(novembre 2000)
|
|
|
|
|
Niger
|
-
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
|
|
Ruanda
|
-
|
d.p.
(dicembre 2000)
|
|
|
|
|
Congo
(Rep. Democratica)
|
761,5
|
|
|
|
-
|
|
Sudan
|
407,2
|
|
|
|
-
|
|
Somalia
|
323,8
|
|
|
|
-
|
|
Congo
(Rep.)
|
149,1
|
|
|
|
-
|
|
Costa
d’Avorio
|
98,3
|
|
|
|
0,2
|
|
Togo
|
6,3
|
|
|
|
-
|
|
Liberia
|
5,7
|
|
|
|
-
|
|
Centrafrica
|
5,6
|
|
|
|
0,03
|
|
Myanmar
(6)
|
3,4
|
|
|
|
|
|
Burundi
(6)
|
0,8
|
|
|
|
|
|
Comore
|
0,4
|
|
|
|
-
|
|
Laos
|
-
|
|
|
|
|
|
Totali
|
4.305,6
|
|
|
1.041,2
|
97,1
|
c.p.
= completion point
d.p. = decision point
(1) Fonte: Governo italiano. Dato a fine 2000.
(2) Fonte: World Bank. Situazione al gennaio 2003.
(3) Fonte: Relazione del Ministro dell'Economia e delle Finanze sulle
misure adottate per la riduzione del debito estero dei paesi a più
basso reddito e maggiormente indebitati, 2002, e notizie di agenzia.
(4) Fonte: Relazione del Ministro dell'Economia e delle Finanze sulle
misure adottate per la riduzione del debito estero dei paesi a più
basso reddito e maggiormente indebitati, 2002, e notizie di agenzia.
La differenza con i valori della seconda colonna dipende dalle conversioni
dollaro/euro fatte in anni diversi e dal calcolo degli interessi arretrati.
(5) Fonte: Relazione del Ministro dell'Economia e delle Finanze sull'attività
della Sace, anni 1999, 2000, 2001.
(6) Solo crediti d'aiuto.
indice
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