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Usa, investimenti di comunità. Ecco la finanza anti-Enron


Le 107 maggiori istituzioni finanziarie per lo sviluppo di comunità degli Stati Uniti - Cdfi, Community Development Financial Institutions - hanno erogato nel 2001 oltre 1 miliardo di dollari di prestiti, portando il volume dei loro crediti cumulati a 3 miliardi 982 milioni di dollari. Tali finanziamenti hanno aiutato nell'ultimo decennio la creazione o il mantenimento di circa 180 mila posti di lavoro, la costruzione di 147 mila abitazioni e la realizzazione di 2.500 progetti di servizi per comunità locali.
Il rapporto che fa il punto su questo settore di finanza etica statunitense, intitolato "Cdfi: ponti tra il capitale e le comunità", è stato presentato all'inizio di ottobre dal Social Investment Forum e da Co-op America, due organismi che promuovono l'investimento socialmente responsabile in Usa. Le Cdfi sono fondi di credito, fondi di investimento in capitale di rischio e cooperative di credito, nate e sviluppatesi prevalentemente negli ultimi dieci-quindici anni, che finanziano la popolazione più povera, le microattività economiche e i progetti di comunità in molte aree degli Stati Uniti. Tra i destinatari, il 72% è a basso reddito, il 49% sono donne, il 46% appartenenti a minoranze etniche.
Siamo dunque sulla linea del microcredito, ma con un campo più vasto di intervento. Nel '91, ad esempio, il 47,4% dei crediti sono andati alla costruzione o alla sistemazione di alloggi sia per singoli che per organizzazioni, e in questi casi ci sono anche prestiti superiori a 100 mila dollari - insomma un normale mutuo per la casa, a tassi di interesse intorno al 6% annuo.
Il 28,7% degli impieghi ha finanziato attività economiche, a tassi dell'8-9%, tra le quali il 4,1% può essere propriamente definito microimpresa, il resto piccola impresa, quindi con dimensioni un po' superiori, anche se ugualmente tagliata fuori dai circuiti del credito ufficiale. Il 5,1% è stato credito al consumo e il 18,3% delle risorse ha sostenuto servizi sociali di comunità.
Il rapporto precisa che le Cfdi hanno una qualità del credito migliore delle banche Usa tradizionali. Le vere e proprie perdite su crediti non superano lo 0,5% del totale, mentre i prestiti a rischio, cioè i clienti inadempienti per oltre tre mesi, ammontano al 3,3% del totale. Il capitale delle organizzazioni finanziarie di comunità proviene da fondazioni, istituzioni religiose, singoli risparmiatori e anche, per il 16%, dal Governo, a seguito dell'approvazione da parte del Congresso nel 1994 di un Cdfi Fund a sostegno a queste esperienze.
Il Social Investment Forum e Co-op America propongono ai fondi di investimento e agli operatori finanziari socialmente responsabili di investire in progetti di comunità almeno l'1% delle loro attività, la cosiddetta proposta "1% in Comunità". Ma c'è anche chi ha lanciato un vero e proprio fondo di investimento in sviluppo di comunità, che ha in portafoglio bond municipali o prestiti delle Cfdi, come il Cra Qualified Investment Fund.



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