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Il risparmio degli esclusi

Sono arrivati a quota 35 milioni i molto poveri che hanno ricevuto un microcredito da una delle oltre 1.500 organizzazioni di microfinanza operanti attualmente nel mondo. È il dato aggiornato alla fine del 2001 fornito al "Microcredit Summit + 5", la conferenza internazionale svoltasi a New York dal 10 al 13 novembre scorso che ha fatto il punto sulla campagna, lanciata nel 1997, per raggiungere con servizi finanziari 100 milioni di famiglie povere in tutti i continenti.
Considerando un arco più ampio di microbanche, che non si rivolgono solo ai poverissimi, i destinatari di microcrediti arriverebbero a 55 milioni. Ciò nonostante a New York, fra i tremila delegati di 140 paesi, è stata espressa più di una preoccupazione.
Musaka Kumar dell'organizzazione indiana Share ha ricordato che pur essendo in India 7 milioni le persone raggiunte dal microcredito, sono 400 milioni - su 1 miliardo di abitanti - coloro che nel paese vivono sotto la soglia di povertà. Evelyn Grandi, di Credito con Educación Rural (Bolivia), ha sottolineato gli impedimenti legali che ancora ostacolano la microfinanza, ad esempio i persistenti obblighi di chiedere garanzie reali ai destinatari dei prestiti.
Secondo Elizabeth Littlefield, esperta della Banca Mondiale, "l'interesse dei donatori alla microfinanza appare in diminuzione". Ma oltre quello dei donatori, anche l'orientamento del sistema bancario ufficiale è ancora lontano dal prendere sul serio i milioni di microimprese e di potenziali sistemi produttivi locali dei paesi poveri. Secondo l'ultimo World Development Report 2002 della Banca Mondiale, non solo i paesi dove si vive con un dollaro al giorno ricevono solo l'1,1% del credito mondiale, ma anche i paesi a medio reddito, considerati emergenti, che producono il 16,3% della ricchezza mondiale devono contentarsi del 5,5% del credito totale.
Da questo punto di vista, l'intervento a New York del Segretario al Tesoro Usa Paul O'Neill, pur pieno di elogi per la microfinanza e per il suo approccio di mercato, ha confermato che il massimo sforzo dell'amministrazione Bush in questo senso sarà il modesto "Millennium Challenge Account", l'incremento già annunciato degli aiuti allo sviluppo, condizionati, ha detto O'Neill, "ad un ambiente sociale che comprenda il rispetto delle leggi e dei contratti e la lotta alla corruzione".
A fronte di questo scenario, acquista più importanza l'incremento del risparmio dei poveri come fonte di risorse per le microbanche. Dopo un avvio spesso legato a donazioni di ong o fondazioni dei paesi ricchi, oggi in molte organizzazioni di microfinanza si accresce il peso del risparmio volontario dei microimprenditori e della popolazione in generale. Piccole cifre individuali che però messe insieme diventano rilevanti.
Esaminando i dati delle istituzioni del Microfinance Network, una delle reti attualmente esistenti, si può notare come nel caso delle banche tradizionali "riconvertite" al microcredito (Bri Indonesia, Cerudeb Uganda, Citi Savings and Loans Ghana) il risparmio fosse già da prima superiore ai crediti - il problema semmai era impiegare - mentre gli organismi più giovani, partiti soprattutto con i microprestiti, stanno rapidamente recuperando sul versante della raccolta. I contadini del Mali serviti da Kafo Jiginew riescono ormai a mettere da parte risparmio sufficiente (l'equivalente di 5 milioni di dollari) per sostenere i crediti della loro microbanca (5,4 milioni di dollari). Il problema è che da quelle parti sarebbe utile anche un po' di risparmio proveniente dal mondo ricco.


La distribuzione mondiale del credito
I dati più recenti secondo il World Development Report 2002 della Banca Mondiale




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