"L'Algeria
sembra chiusa in un circolo vizioso, che non le lascia molta scelta
fra le dittature al potere e la minaccia integralista. Una sola regione
sembra sfuggire a questa crudele fatalità, o almeno fa del
suo meglio per liberarsene: la Cabilia". Karim Metref, algerino,
residente in Italia da quattro anni, è da molto tempo militante
per i diritti dei popoli berberofoni in Algeria. Karim è l'animatore
di Asaka Italia (www.digilander.libero.it/asaka)
un'associazione socio-culturale italo-algerina per gli scambi culturali
ed economici su basi eque e solidali fra le due rive del Mediterraneo.
Asaka infatti, in berbero, significa "guado", cioè
"un luogo poco profondo del fiume dove tutti possono attraversare
compresi i più deboli".
È con Asaka Italia che Microfinanza è entrata in contatto
ed ha lanciato il progetto "Sostegno all'artigianato tradizionale
berbero", assistenza tecnica e promozione di un fondo di credito
per le microimprese artigiane dei villaggi di Ath-Yanni, Ath-Hichen
e Maatkas in Cabilia, tra i 25 e i 50 km da Tizi Ouzou, capoluogo
di provincia, che si trova a 100 km ad est di Algeri.
Le armi e la
banca
Proprio mentre si stava definendo il progetto, è stata pubblicata
l'annuale "Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per
il controllo dell'esportazione, importazione e transito dei materiali
di armamento" presentata dalla Presidenza del Consiglio al Parlamento.
Nel 2001 il governo italiano ha autorizzato esportazioni di armi in
Algeria per 1 milione 171 mila euro (2 miliardi 267 milioni di vecchie
lire). Si tratta, come emerge dalla lettura della Relazione, della
fornitura di impianti di telecomunicazioni belliche della Alenia Marconi
Systems spa.
Naturalmente il destinatario è il governo di Algeri. Come nel
caso delle consistenti forniture di armi leggere, soprattutto pistole
Beretta, degli anni precedenti. Il record fu raggiunto nel 1995 con
più di 5 milioni di euro (10 miliardi di lire). Ma secondo
Luis Martinez, del Centro studi e ricerche internazionali (Ceri) di
Parigi, che ha seguito da vicino la situazione nel paese durante la
guerra civile seguita alla cancellazione dei risultati delle elezioni
legislative del '91, le armi principali usate dai gruppi armati del
fondamentalismo islamista erano "le pistole Beretta e i Kalashnikov".
Microfinanza ha però scoperto anche un'altra cosa: che il Ministero
dell'economia l'anno scorso ha autorizzato un'operazione bancaria
corrispondente alla fornitura Alenia del valore di 1.024.808,36 euro
(la valuta originaria dell'operazione è il dollaro), con importi
accessori, che comprendono i compensi di mediazione per la conclusione
dell'affare, per 223.046,67 euro, attraverso la Banca Antoniana Popolare
Veneta, new entry nella lista delle "banche armate". Proprio
la banca presso cui aveva il conto corrente Microfinanza, che l'aveva
scelta anche perché finora fuori dal business del mercato armiero.
Microfinanza ha immediatamente avviato le procedure per chiudere il
conto all'Antonveneta. "Non possiamo essere, sia pur indirettamente,
complici del riarmo nel Maghreb proprio mentre stiamo promuovendo
progetti di sviluppo locale". Il problema delle armi e della
violenza resta. Ma tra i berberi, che si oppongono all'attuale governo
algerino, si fa strada un'opzione diversa.
L'Algeria e
gli "uomini liberi"
La Cabilia, regione centro settentrionale dell'Algeria, è abitata
da una popolazione di origine masira comunemente nota come berbera.
Il termine berbero è in realtà abbastanza dispregiativo
perché deriva da barbaro. I berberi definiscono se stessi come
amazigh, ovvero "uomini liberi". In Cabilia sono circa 6
milioni, più o meno i due terzi della complessiva presenza
berberofona in Algeria.
"La questione berbera è indissolubile dalla questione
nazionale algerina così come marocchina. Anzi direi di più:
va necessariamente coniugata con il progetto di società dei
popoli marocchino e algerino (e forse anche maliano o nigerino)"
commenta Giampietro Pizzo, che segue il lavoro di Microfinanza nel
Maghreb. "In Algeria la questione etnica esplode come ultimo
sintomo della deriva del progetto nato con l'indipendenza. La liberazione
nazionale algerina è nata sulle basi di un'organizzazione statuale
plasmata dalla Francia e dalla sua politica coloniale. Da Boumedienne
alla struttura di potere dell'esercito, il discorso retorico di legittimazione
è cambiato passando dal socialismo al panarabismo, dal modello
di modernizzazione all'integrazione economica con l'Europa. Ma quello
che mancava e manca è un progetto che rappresenti le legittime
aspirazioni del popolo algerino e della sua appartenenza a una storia
nazionale".
La causa berbera/amazigh, ricorda Pizzo, è sempre esistita.
"Quello che avviene ora è che si vuole forse giocarla
su un piano strettamente politico. Facciamo attenzione che questo
non diventi ancora una volta un pretesto per una ennesima svolta autoritaria.
La crisi dell'élite al potere è evidente, ma prima di
morire può fare molto male, prolungando questo terribile tunnel
di oscurantismo e autoritarismo che vive l'Algeria e questo in nome
dello stato di eccezione".
Ma tra gli stessi berberi maturano scelte diverse dalla contrapposizione
etnica. "La lotta per rivendicare la riabilitazione della cultura
e della lingua berbera" spiega Karim Metref "si è
materializzata dopo i tumulti popolari del 20 aprile 1980 in Cabilia.
Ma non si è mai separata dalle altre lotte per le libertà
democratiche sia individuali che collettive e per la piena cittadinanza
di tutti gli algerini, con i loro punti in comune e le loro differenze".
Anzi, secondo Karim "gli animatori del Movimento culturale berbero,
anche se hanno mobilitato la regione in una opposizione radicale al
potere e alla sua dittatura, hanno chiaramente optato per l'opposizione
democratica e nonviolenta".
Gli Aarouch
e la nonviolenza
Dal marzo 2002 la Cabilia è di nuovo in rivolta. "Dalla
reazione violenta delle fasce giovanili all'arbitrio e alla violenza
dei gendarmi sulla popolazione, si è passati ad un autentico
movimento popolare di resistenza, eletto e controllato dalle popolazioni
dei villaggi: il coordinamento dei villaggi e tribù "Aarouch",
che ha raccolto la collera dei giovani per farne un lancio costruttivo
e alternativo credibile e non di distruzione come rischiava e rischia
ancora di diventare".
Gli "Aarouch", aggiunge Metref, hanno prodotto una piattaforma
di rivendicazione molto importante che potrebbe essere una base costruttiva
per un'Algeria democratica, scegliendo un'opzione chiara contro l'uso
della violenza. Tuttavia la mancanza di formazione ed esperienza impedisce
loro di passare a forme più attive e costruttive di lotta.
La struttura che ha assicurato fin qui la rappresentanza della popolazione
della Cabilia comincia a mostrare i suoi limiti e gli animatori non
riescono a rianimarla.
"Entrare in contatto con gli attivisti, raccogliere informazioni,
testimonianze, immagini e suoni di questa protesta, per farla conoscere
ad altre realtà attraverso la gente che potrà aiutarla
a svilupparsi e migliorare i propri metodi di organizzazione, di comunicazione,
di resistenza e di lotta; proporre e valutare con gli attivisti del
movimento i bisogni e le possibilità di organizzare dei momenti
di formazione dell'organizzazione dei movimenti di resistenza e dell'azione
nonviolenta". Questi secondo Metref i prossimi passi da concretizzare.
Accanto al sostegno all'autorganizzazione economica dei villaggi.
Tappeti, terracotta
e gioielli d'argento
La situazione economica della Cabilia è caratterizzata da forte
disoccupazione e alti tassi di emigrazione. Attualmente sono le rimesse
degli immigrati e i salari degli impiegati in altre zone del paese
a sostentare una gran parte della popolazione. L'agricoltura di montagna
è resa difficile dalla grande partizione delle terre. Nonostante
questa sia la zona a più grande densità di popolazione
nel paese, le sue infrastrutture sono scarse.
Le attività artigianali tradizionali erano molto numerose.
La lavorazione dell'argento, da cui si traggono splendidi gioielli,
della terracotta e la tessitura dei tappeti sono quasi le uniche sopravvissute
all'estinzione. Le tre comunità coinvolte nel progetto Microfinanza/Asaka
Italia sono appunto specializzate in questi settori: Maatkas nella
terracotta, Ath-Hichen nella produzione di tappeti e coperte, Ath-Yanni
nella lavorazione dell'argento. Sono attività di vitale importanza
sia culturale sia economica.
Gli artigiani non sono organizzati in nessun tipo di associazione
o cooperativa e vendono singolarmente i loro prodotti a commercianti
che poi li esportano. Il loro guadagno è assolutamente irrisorio
rispetto a quello degli intermediari.
Tuttavia vi sono diverse iniziative per rivitalizzare il tessuto sociale
ed economico. Tra le altre, l'Associazione Culturale Azar ha avviato
in quella zona un'azione di tutela e promozione della lingua e cultura
berbera, di sensibilizzazione ai diritti umani e di promozione di
proposte economiche in armonia con le caratteristiche culturali, sociali
e naturali della regione. Da qui nasce la possibilità di sostenere
sul piano commerciale e finanziario la rete degli artigiani locali.
Per ogni comunità viene coinvolto in una prima fase un gruppo
di artigiani scelti tra i più poveri e tra i giovani che si
stanno formando. Nei villaggi di Ath-Hichem e Maatkas, dove si lavorano
tappeti e terracotta, i beneficiari sono esclusivamente donne. Ad
Ath-Yanni sono coinvolti per lo più uomini ma con una significativa
presenza femminile, poiché tradizionalmente, il lavoro dell'argento
impiega la famiglia intera. Il progetto riveste, quindi, notevole
importanza nella valorizzazione della piccola imprenditoria femminile.
L'obiettivo è costituire una sorta di consorzio di vendita
dei prodotti, anche all'estero tramite il commercio equo e solidale,
e mettere le basi per una cassa di risparmio locale che accompagni
questi artigiani e le loro comunità nella crescita economica
e umana. Dando un contributo ad un futuro più pacifico e più
democratico per l'intera Algeria.