Mentre a Monterrey si discute, il diritto
al credito viene espugnato
Mameli Biasin
Il fallimento annunciato della conferenza Onu Finance for development
che si è tenuta a Monterrey (Messico) dal 18 al 22 marzo è
stato riassunto in una cifra: il segretario generale delle Nazioni
Unite Kofi Annan puntava ad ottenere un raddoppio degli aiuti allo
sviluppo dei paesi ricchi - da 50 a 100 miliardi di dollari - e invece
l'incremento, per ora solo dichiarato, sarà al massimo di 12
miliardi di dollari. Secondo alcune voci delle ong, qualche proposta
interessante ci sarebbe stata, ad esempio da parte francese e belga,
sul legame riduzione del debito-lotta alla povertà e sulla
possibilità di istituire un Consiglio di sicurezza economico-sociale
dell'Onu.
Poco o nulla invece sul fronte Tobin tax e sull'utilizzo nei paesi
poveri delle somme così raccolte. Il professor James Tobin
è scomparso l'11 marzo di quest'anno a 84 anni senza poter
vedere il frutto dei suoi studi. L'impressione però è
che il vero fallimento della Conferenza non stia nelle cifre degli
aiuti. Monterrey ha eluso una questione ancora più importante:
l'accesso al credito dei circa 500 milioni di microimprese presenti
nel Sud del mondo, spesso del tutto informali o al margine dell'economia
formale.
Non c'è nelle acquisizioni di Monterrey la consapevolezza che
concentrare la disponibilità di credito solo alla fascia di
popolazione più ricca (il 95% al 20% della popolazione mondiale)
rappresenta una delle principali cause della povertà e che
quindi occorre invertire la tendenza ponendo risalto particolare a
quegli strumenti esistenti - come la microfinanza - che vanno in tale
direzione. Microfinanza e microimprese sono citate una volta sola,
e di sfuggita, nel Monterrey Consensus, il documento finale
della conferenza.
Quel che è peggio, mentre a Monterrey si discute, la risorse
di credito non arrivano più nel Sud del mondo. Anzi cominciano
ad arretrare anche gli investimenti diretti, pur limitati nelle aree
di destinazione e legati alla ricerca dello sfruttamento della manodopera,
che negli anni '90 erano stati l'unico flusso finanziario consistente
verso i paesi in via di sviluppo.
Secondo il più recente bollettino della Banca dei Regolamenti
Internazionali, nel terzo trimestre 2001 i flussi di attività
bancaria verso le "economie emergenti" - che non comprendono
quindi i paesi più poveri - è stato per l'ennesima volta
negativo per 10,4 miliardi di dollari, "il calo più pronunciato
degli ultimi due anni". L'ultimo "Global development finance",
l'annuale rapporto della Banca Mondiale sulla finanza per lo sviluppo,
afferma che "l'accesso dei paesi in via di sviluppo ai mercati
dei capitali si è deteriorato sostanzialmente nel 2001".
Il saldo netto è negativo per 8,3 miliardi di dollari. Gli
investimenti diretti, dal canto loro, si attestano sui 168 miliardi
di dollari, una cifra analoga a quella del 2000 e inferiore di 16
miliardi al valore del '99.
A Monterrey è stato ricordato che "per ogni dollari di
aiuto ricevuto, i paesi del Sud ne versano 6 per ripagare il debito".
Eppure c'era un documento preparatorio della conferenza, redatto poco
più di un anno fa dalla commissione Zedillo - lex presidente
del Messico - per il segretario generale dell'Onu Annan, che certe
cose le diceva.
"La sfida principale del nuovo millennio" affermava il documento
"è quella di trasformare il processo di globalizzazione
in atto al fine di renderlo al servizio di tutti i popoli, rendendola
un fenomeno inclusivo e non fortemente polarizzante ed asimmetrica
come è oggi". Un'affermazione che Tobin avrebbe sottoscritto.
Ma soprattutto nel documento erano sottolineati alcuni punti sui quali
si chiedeva un impegno preciso agli Stati, particolarmente a quelli
più ricchi:
- facilitazione dellaccesso delle piccole e medie imprese al
credito, in particolare mediante lo sviluppo del microcredito e offrendo
programmi di garanzia adeguati. Risalto ulteriore a questo riguardo
veniva posto al sostegno creditizio delle microimprese in ambito rurale
ed ai servizi finanziari connessi. Sempre nellambito dello sviluppo
del microcredito, era sottolineata la necessità di favorire
lo sviluppo di specifici intermediari finanziari che puntino anche
allo sviluppo del risparmio locale;
incremento dei programmi di sicurezza sociale;
garantire una quota di mercato ai prodotti provenienti dai
paesi più poveri. E in ogni caso eliminazione di ogni forma
di protezionismo da parte dei paesi industrializzati;
alleggerimento sostanziale del debito estero dei paesi più
poveri, incluse le ipotesi di moratoria e cancellazione.
Tutti questi elementi sono sostanzialmente scomparsi o fortemente
annacquati nel documento finale di Monterrey. Apparentemente non si
capisce perché, dato che il rapporto Zedillo era stato reso
pubblico con l'autorevole titolo di Rapporto del segretario
generale dellOnu al comitato preparatorio della conferenza.
Forse, però, il motivo sta proprio lì, nel ruolo dellOnu.
Nel rapporto Zedillo si leggeva infatti che "lobiettivo
di rendere la globalizzazione al servizio di tutti non può
essere raggiunto dalle forze di mercato da sole, ma può essere
promosso solo dallazione concertata di tutti i paesi".
Ma non è aria oggi, tra i poteri politici ed economici più
forti, per una regia efficace da parte dellOnu su temi globali
di questa portata.
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