Io ti compro un F-16, tu investi nel mio
fondo
Le compensazioni nei contratti
militari hanno spesso poco a che fare con l'acquirente
Un articolo di Daniel Pearl
Daniel Pearl - giornalista del Wall Street Journal, rapito e ucciso
a febbraio in Pakistan
da un gruppo armato del fondamentalismo islamista perché statunitense
e, soprattutto, perché ebreo - è autore di importanti
inchieste e servizi in cui ha descritto i nuovi meccanismi del commercio
delle armi e i suoi intrecci con l'alta finanza.
In tempi di revisione, per fortuna contrastata, della legge italiana
sul commercio bellico (n.185/90), riportiamo la traduzione di "Offset
requirements of defense deals often have little to do with purchaser"
di Pearl, uscito sul Wsj il 20 aprile 2000. Per la cronaca,
tra le richieste dei suoi assassini c'era anche quella della consegna
al Pakistan
dei caccia F-16 promessi dagli Usa.
Può una vendita di armi statunitensi nel Golfo Persico aiutare
un'azienda petrolifera a cedere stazioni di benzina in Europa? Sì,
nelle nuove logiche del commercio internazionale degli armamenti.
Per decenni i principali paesi che acquistano armi hanno richiesto
compensazioni economiche in beni (offset: tipico il caso dello
scambio armi per petrolio n.d.r.) ai loro fornitori per mantenere
alcuni dei benefici economici dell'affare nel paese. Ora però
i fornitori delle commesse militari stanno sviluppando programmi più
sofisticati per soddisfare i crescenti obblighi di compensazione.
Molti affari non sono più in relazione con le armi vendute
e alcuni hanno solo un lontano collegamento col paese acquirente.
In Medio Oriente e in Asia ci sono operatori che lanciano fondi di
investimento in offset, raccogliendo capitali dai venditori
di armi per investirli in crediti di compensazione.
La recente vendita di caccia F-16 Lockheed-Martin agli Emirati Arabi
Uniti - un affare da 6,4 miliardi di dollari - ha dato impulso a queste
novità. La Lockheed infatti "compenserà" gli
Emirati investendo 160 milioni di dollari nel portafoglio titoli -
connesso al petrolio - gestito dal Gruppo Offsets, con base negli
stessi Emirati. Il portafoglio comprende un gasdotto che attraversa
gli Emirati Arabi, ma anche l'avvio di una nuova impresa in Gran Bretagna,
la Summit Corporate Service ltd, che rastrella per conto degli Emiri
petroliere e stazioni di benzina in Europa.
Rischio corruzione
A Washington ci sono opinioni contrastanti su questo approccio. Gli
Stati Uniti ufficialmente si oppongono alle compensazioni con l'argomento
che distorcono il libero mercato e recentemente hanno promosso colloqui
con ventuno paesi per provare a ridurle o eliminarle. Le compensazioni
però sono una parte cruciale delle trattative sulle armi e
l'Amministrazione non intende mettere in difficoltà le imprese
Usa. Così, all'interno dello stesso Dipartimento del commercio,
la International Trade Administration ha pubblicato nel '97 uno studio
che suggeriva che i fondi di investimento erano uno "strumento
conveniente" per le imprese Usa per soddisfare le compensazioni,
mentre l'Office of Strategic Industries and Economic Security criticava
questa idea.
Mentre il Congresso si prepara ad esaminare l'affare Lockheed, il
senatore del Wisconsin Russell Feingold, un critico delle compensazioni,
ha chiesto informazioni sugli offset ai funzionari dell'Amministrazione
Clinton. Tra le preoccupazioni segnalate nella risposta dell'Amministrazione,
emerge quella sul fatto che le operazioni di compensazione possono
essere usate per far arrivare favori finanziari ai funzionari di altri
paesi.
La legge statunitense lo considera un reato. Nessuno peraltro accusa
i ricchi dirigenti degli Emirati Arabi Uniti di chiedere tangenti.
Tuttavia ci sono elementi di allarme nell'affare. Il Gruppo Offsets
è infatti gestito dal massimo negoziatore dei contratti militari
degli Emirati, lo sceicco Mohammed bin Zayed al Nahyan. Il consiglio
di amministrazione comprende lui, due suoi consiglieri e il suo segretario.
Anche altri membri della famiglia reale hanno partecipato a precedenti
accordi di compensazione.
Questo non è necessariamente un problema, dicono avvocati statunitensi,
almeno fin quando questi funzionari non ottengono condizioni di investimento
particolarmente favorevoli. La Lockheed afferma di aver chiarito i
termini della compensazione attraverso "i passi necessari".
L'Offsets Group sostiene di aver lasciato amministrare gli investimenti
ad una "primaria società internazionale accettabile da
entrambe le parti".
Petrolio e limousine
"Siamo letteralmente sotto il microscopio" dice Keyvan Rahimian
del London's Rotch Property Group ltd, partner della Summit Corporate
Service per le acquisizioni delle stazioni europee di benzina. Rotch
e la Summit hanno quasi concluso l'acquisto del 50% della partita
complessiva nella recente operazione di leasing immobiliare da 475
milioni di dollari per 180 stazioni Shell in Gran Bretagna. La Summit
venderebbe la metà della sua quota ad un'entità degli
Emirati Arabi chiamata Hafeet Trading, ma la composizione sociale
della Hafeet non è nota. "Il Gruppo Offsets comunque non
è direttamente coinvolto nelle attività commerciali"
precisa Rahimian.
Per ora le proprietà della Summit consistono in due automobili
limousine e nella partecipazione, nel '97, ad una compensazione per
l'affitto di velivoli. Eppure il fondatore della società, il
veterano statunitense degli offset R. Grant Rogan, sembra essere riuscito
a vendere ai dirigenti degli Emirati l'idea di fare maggiori investimenti
petroliferi in Europa anche per diversificare rispetto al mercato
asiatico. "Così hanno un portafoglio misto" dice.
Fondi "più che sicuri"
Finora le piccole società finanziarie hanno avuto più
fortuna delle grandi banche di investimento nel frammentato mercato
delle compensazioni. La Chescor Capital Corp. con sede in Gran Bretagna
ha recentemente lanciato un fondo di investimento chiuso di 20 milioni
di dollari su dieci anni, promettendo a piccoli produttori di armi
rendimenti "più che privi di rischio" e crediti di
compensazione degli Emirati Arabi Uniti. Devcorp International, un'azienda
del Bahrain, sta gestendo un fondo azionario di compensazione da 25
milioni di dollari in Arabia Saudita e pensa di raddoppiarlo presto.
Gli esperti dell'industria della difesa dicono che l'investimento,
negli Emirati, è minore di quanto l'azienda esportatrice pagherebbe
di penale se non rispettasse le compensazioni. "Gli operatori
però sono confusi" dice un consulente. "Pensano che
sia una grande idea, ma non hanno ancora capito perché stanno
facendo un buon affare".