Il tempo delle pentole
Da una
lettera dello scrittore argentino Abelardo Castillo, Buenos Aires
26 dicembre 2001
A cura di Claudio Cinti
...Il problema più grave è che unimmensa quantità
di persone - i poveri, i disoccupati, i collaboratori domestici, i
lavoratori che si dedicano al piccolo commercio, gli artigiani, i
contadini, i venditori di strada ecc. - non operano con le banche,
non sanno che cosè una carta di credito o di debito:
tutta questa gente è rimasta senza soldi e senza la possibilità
di riscuoterli. E sono milioni di persone in un Paese che conta appena
35 milioni di abitanti. Concretamente, vi sono in Argentina circa
14 milioni di persone ridotte in questa condizione. E perciò,
in primo luogo, lassalto ai supermercati, per fame; e quindi
la formidabile manifestazione spontanea della classe media che, per
paura di perdere tutto (e non solo per patriottismo) è
scesa in strada per protestare a colpi di casseruole. Il resto è
stato, come sempre, vandalismo e saccheggio senza nessun contrassegno
politico; vandalismo che è la conseguenza inevitabile di questo
tipo di esplosione sociale. Della repressione indiscriminata, dei
morti e dei feriti e degli arrestati sei già stato messo al
corrente dai giornali.
Ciò che sta succedendo in Argentina è semplicemente
questo. Gli europei, e soprattutto gli europei di oggi, forse non
possono capirlo. E dico gli europei di oggi perché per comprenderlo
bene è sufficiente pensare a che cosa accadde in Italia, in
Germania e in Spagna tra gli anni '30 e '40.
In Latinoamerica è perfettamente comprensibile. LEcuador,
per esempio, è quasi scomparso come nazione a causa della spinta
del capitalismo selvaggio e delle teorie neoliberali. il Perú
è un altro buon esempio. Paesi come la Bolivia, di fatto, esistono
a stento.
Noi argentini non riusciamo ad accettare di essere Latinoamerica.
Buenos Aires è, almeno in apparenza, una delle capitali più
grandi del mondo - in questo stesso momento, anche se la gente non
può permettersi di pagare il biglietto, vi sono più
spettacoli teatrali che a Broadway - e si suppone che le ricchezze
naturali del Paese siano immense. Ma ora risulta che nulla più
ci appartiene. Né le compagnie aeree, né le compagnie
telefoniche, né le ferrovie, né le case editrici, né
il gas, né il petrolio argentini sono argentini. Il sistema
scolastico è a pezzi, lassistenza medica di base non
esiste. Non resta più nulla da vendere o da ipotecare. Ma si
era brillantemente pensato di privatizzare (vendere) lUniversità
Statale e la Banca Nazionale. E in aggiunta il Teatro Colón,
che per noi è come dire La Scala, lultimo simbolo della
cultura nazionale. Per non perdere del tutto il senso dellumorismo:
più o meno come se voi metteste allasta il Colosseo o
la Fontana di Trevi per poter continuare a pagare gli interessi di
un debito che, come italiani, non avreste mai accettato di contrarre,
né vi sarebbe servito per vivere
Nel nostro Paese muoiono oggi, si dice, circa 100 bambini al giorno.
Il totale, in un anno, è di 36.000, vale a dire un numero di
morti superiore, tra uomini e donne, a quello prodotto in sette anni
dalla dittatura militare omicida. Questa è la situazione. Finché
gli economisti non capiranno che dietro le loro fredde equazioni matematiche
vi è un bambino che muore di fame, e finché i politici
non si renderanno conto che dietro i loro miserabili calcoli elettorali
vi è una donna che non può dar da mangiare a suo figlio
o non può mandarlo a scuola, questa continuerà a essere
la situazione.
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