Un altro credito è possibile
L'appello
della campagna italiana per liberare lArgentina
dal fardello del debito estero, anche da quello con l'Italia.
Per aderire spedire una e-mail a proargentina@unimondo.org
Sdebitarsi e Microfinanza
LArgentina vive oggi una delle sue crisi più gravi e
la comunità internazionale deve riconoscere le sue responsabilità
e riprendere liniziativa. La soluzione è, prima di tutto,
nelle mani del suo Popolo e delle sue Istituzioni, ma la via duscita
da una situazione economica gravissima è ostacolata dal grave
fardello del debito estero che lArgentina è costretta
a ripagare.
Il debito estero è un cappio stretto intorno allArgentina:
è oggi stimato in 155 miliardi di dollari, ovvero tre volte
le risorse disponibili per la spesa pubblica. Alla fine degli anni
90, leducazione assorbiva il 3,5% della risorse pubbliche,
la sanità il 4,9%, mentre la restituzione del debito estero
assorbiva il 9,1%. Il 37% della popolazione vive sotto la soglia di
povertà. Nei 18 mesi compresi tra lo scorso ottobre 2001 e
il marzo 2003, lArgentina dovrebbe ripagare 75.3 miliardi di
dollari: questo corrisponde al 27% della ricchezza prodotta in un
anno e al 322% della ricchezza raccolta attraverso le esportazioni.
Il governo argentino, per far fronte al ripagamento del debito ed
alle condizioni del Fondo Monetario Internazionale, ha intrapreso
una politica restrittiva fatta di riduzione della spesa pubblica,
di aumento delle tasse e di controllo del sistema bancario che ha
colpito severamente la popolazione. Una ricetta che è stata
già applicata nel caso dei paesi più poveri ed altamente
indebitati e che ha generato conseguenze devastanti sulla vita di
milioni di persone e che ha lasciato irrisolto il problema del debito.
È necessario che i paesi e le istituzioni creditrici favoriscano
la sospensione del ripagamento e la rinegoziazione del debito dellArgentina,
in modo che entrambi i processi possano avvenire in modo trasparente
e non condizionato dagli interessi dei creditori più forti.
La rinegoziazione del debito deve prendere in considerazione laspetto
delle responsabilità e della legittimità del debito
contratto nel periodo della dittatura passato, fra il 1976 e il 1983,
da 7,8 miliardi a 46 miliardi di dollari- e gli effetti della svalutazione
del peso, che annuncia una nuova crescita del costo dellindebitamento.
Il gruppo dei G8, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale
devono sostenere la rinegoziazione del debito; lItalia, per
il suo ruolo nella comunità internazionale e per il solido
legame con lArgentina deve e può avere un ruolo decisivo
in questo processo.
Ma c'è bisogno anche di nuova iniziativa ugualmente importante.
Di fronte al peggioramento continuo delle condizioni di vita e alla
fine dell'erogazione di ogni credito da parte del sistema bancario,
che già aveva ampiamente trascurato il milione e oltre di piccole
e micro imprese del paese, organizzazioni italiane e argentine possono
attivarsi per mostrare che "un altro credito è possibile".
Intendiamo sviluppare la proposta di costituire un Fondo di credito
di emergenza, che poi possa diventare un fondo permanente di sostegno
finanziario alla piccola e micro impresa e alle comunità locali.
L'obiettivo centrale è sostenere lo sviluppo di istituzioni
argentine di microcredito e microfinanza che mettano in pratica un
altro modo di fare banca: un intervento per il credito al consumo,
ai bisogni essenziali e per la ripresa delle attività produttive.
Il primo passo è aprire un'agenzia a Buenos Aires con una prima
dotazione di fondi sottoscritti da ong, organismi della finanza etica
e anche soggetti della finanza ufficiale che decidano di accettare
questa sfida.
I debiti dell'Argentina con le banche (giugno 2001)

I debiti dell'Argentina con l'Italia

* Indennizzi erogati da recuperare, cioè i crediti all'esportazione
passati in carico
dopo un "sinistro" (mancato rimborso) all'agenzia pubblica
che li aveva assicurati
** Esposizione complessiva dei gruppi bancari italiani, compresi i
crediti d'aiuto
di Mediocredito Centrale. La quota garantita pubblicamente al 31/12/2000
è pari a 789 milioni di euro
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