Macedonia, la guerra per il controllo
delle risorse
Macedonia e Balcani,
cosa c'è dietro i conflitti "etnici"
Tommaso Giovacchini*
*cooperante, Skopje
Non sono conflitti etnici quelli che scuotono la Macedonia e lAlbania
e che presto potrebbero lacerare il Montenegro. Sono conflitti politici
ed economici. Uomini politici la cui identità etnica è
posticcia legittimano politiche servili verso Fondo Monetario, Banca
Mondiale e USA tramite appelli etnici. Cartelli multietnici si formano
per il controllo dei flussi di risorse che traversano i Balcani, destinate
ai mercati europei: i conflitti etnici servono solo per
ampliarne lo spazio di manovra. Questi cartelli governano la transizione
dei Balcani verso uneconomia di mercato. Ne hanno già
definito i contorni mediando i propri interessi con quelli dei poteri
globali. Questi interessi si concentrano su alcuni nodi, quelli che
permettono il controllo dei flussi di merci dallAsia verso lEuropa.
Tuttavia i Balcani non sono un fenomeno politico omogeneo. A quanti
controllano flussi di ricchezza, ampliando il proprio potere economico
e politico nella crisi delle strutture e della legittimità
statali seguita al crollo dei sistemi politici di Yugoslavia e Albania,
si contrappone una resistenza poco percepita in Occidente. Una nuova
idea di territorialità potrebbe caratterizzare questa opposizione
sociale e politica a quanti controllano lo spazio dei flussi
(Castells, 1996). Una manifestazione di questa si è avuta nelle
elezioni locali in Albania (Ottobre 2000) ed in Macedonia (Settembre
2000).
Non è solo la presenza di varie etnie e religioni che fa della
Macedonia il paese più esposto oggi ad una conflagrazione militare.
Era anche la più povera della repubbliche della vecchia Yugoslavia
(World Bank, 1999). Leconomia agricola macedone dipendeva interamente
dai mercati federali (principalmente in Serbia, Croazia e Slovenia)
per la collocazione delle proprie produzioni (ortaggi, latticini,
vino, tabacco), mentre il bilancio della repubblica era fortemente
sussidiato da Belgrado. Se i servizi essenziali di cui i cittadini
macedoni godevano erano equiparabili a quelli delle altre repubbliche,
questo dipendeva dal carattere redistributivo dei trasferimenti previsti
dal bilancio federale.
Ad accentuare la vulnerabilità macedone alle crisi balcaniche
stava la sua difficile relazione con i paesi confinanti. Certamente,
le relazioni recenti con il vicino albanese non erano state facili,
a partire forse dalle cannonate bulgaro-albanesi in occasione della
rottura tra la Yugoslavia ed i paesi del Patto di Varsavia nel 1949.
Ma a rendere ancor più delicata la posizione della repubblica
macedone fu la rottura delle relazioni diplomatiche e la chiusura
delle frontiere con la Grecia nel corso della vertenza sul nome e
sulla bandiera della nuova repubblica nel 1993-94. Questa rottura,
non solo dimostrò come forme esasperate di nazionalismo possano
minacciare anche paesi membri dellUnione Europea, ma isolò
lagricoltura macedone da qualunque possibile mercato, regionale
ed europeo, date le sanzioni internazionali imposte sulla RFY (Serbia-Montenegro)
nella prima metà degli anni '90 e le pessime comunicazioni
esistenti tra Skopje ed i porti albanesi, unica possibile via di uscita
e di accesso.
Un impegno alla mediazione caratterizzò buona parte della presidenza
di Kiro Gligorov. Nel 1995 la Macedonia cambiò la propria bandiera,
per trovare una conciliazione con il nazionalismo greco, ed accettò,
pur non esplicitamente, lumiliazione di essere riconosciuta
non come Repubblica di Macedonia ma come Former Yugoslav Republic
Of (FYRO) Macedonia nelle sedi internazionali.
La guerra NATO in Kosovo ebbe due effetti apparentemente contraddittori.
Il conflitto accentuò atteggiamenti xenofobi tra la popolazione
di lingua macedone, mentre accrebbe il peso politico degli USA a Skopje.
Il partito della destra nazionalista si avvantaggiò di entrambe.
Da un lato, cavalcò le paure che la questione albanese nella
parte occidentale del paese determinava tra i cittadini di etnia macedone.
Nel '99 una campagna elettorale virulenta fu giocata sul tema della
svendita dei valori e dei diritti della maggioranza slava
operata dai socialdemocratici di Gligorov. Dall'altro aveva la simpatia
degli Stati Uniti. Il nuovo apparente paradosso era poi l'alleanza
col nazionalismo più radicale albanese, mentre quello moderato
era alleato di Gligorov.
Ma la strana alleanza si spiega se consideriamo i processi di profonda
ristrutturazione economica e sociale in corso. Contrariamente a quanto
affermato da molte agenzie umanitarie che operano nel paese, leconomia
macedone non è in fase recessiva. Il tasso di crescita del
prodotto interno lordo nei primi due trimestri del 2000 è stato
rispettivamente del 13.5% e del 7.6%. Il PIL cresce ininterrottamente
dal 1996, anche se non sempre ai ritmi fenomenali registrati lo scorso
anno. Giustamente l'UNDP parla di un andamento positivo delleconomia
macedone, in parte distanziandosi da analisi di altre agenzie internazionali,
tra cui la Banca Mondiale (UNDP, 2000).
Tuttavia la crescita non è omogenea. La ristrutturazione produttiva
e delle relazioni commerciali ha comportato un incredibile tasso di
crescita del settore commerciale nel periodo marzo 1999-marzo 2000:
+89.5%!. Nel secondo trimestre del 2000, il tasso di crescita nel
commercio è rimasto stupefacente: +48.2%.
Nel momento in cui la guerra in Kosovo era al suo culmine, in Macedonia
si accumulavano gigantesche ricchezze. Coloro che controllano i flussi
di risorse che in occasione della guerra ed in seguito transitano
dal paese realizzano rendite enormi. La Macedonia non è complessivamente
più povera dunque, ma la crescita trainata dal commercio, cui
corrisponde un quadro assai meno roseo nel settore industriale e in
quello agricolo, implica una crescente polarizzazione nelle ricchezze
e il costituirsi di un potente comparto legato alle rendite che la
transizione al mercato in fase di conflitto militare diffuso
ha comportato. Queste rendite sono il tessuto connettivo dellalleanza
tra i nazionalismi radicali. Interessi economici macedoni ed albanesi
convergono nella spartizione di una torta che - altro paradosso -
il conflitto sembra far lievitare.
Per chi atterrava a Skopje nel marzo del 2001, la linea di elicotteri
militari che bordava la pista offriva uno spettacolo insolito. Lesercito
macedone non disponeva di questo equipaggiamento e gli elicotteri
infatti non portavano ancora insegne macedoni. Erano elicotteri ucraini
forniti per fronteggiare lavanzata della guerriglia albanese
su Tetovo. Ai primi di Aprile, i ministri della difesa macedone ed
ucraino si sono incontrati a Skopje: ne è scaturito un accordo
di cooperazione militare tra i due paesi. Tuttavia dallUcraina
in Macedonia non arrivano solo armi e materiale bellico. Nel corso
del 2000, lOrganizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM)
ha sostenuto la realizzazione a Skopje di una struttura di prima accoglienza
per giovani donne riuscite a fuggire dai centri di smistamento per
prostitute da esportare in Europa occidentale. Nonostante i severi
controlli dei loro carcerieri, il traffico di ragazze è di
tale dimensioni che il numero di quante riescono ad evadere è
alto. Le fuggiasche sono in larga maggioranza di nazionalità
ucraina.
Due traffici legano Ucraina e Macedonia, o meglio Ucraina e gruppi
di potere in Macedonia: armi e donne. Il traffico di armi, un settore
con enormi possibilità di sviluppo, permette allUcraina
di disfarsi con profitto di surplus bellico (e il rischio del nucleare
è dietro langolo). Questo traffico è controllato
in Macedonia dalla lobby slava con agganci nelle gerarchie militari.
Il traffico di donne, già pienamente fiorente, è invece
controllato dalle organizzazioni albanesi, in accordo con le corrispettive
associazioni ucraine. Le ragazze vengono smistate dalla Macedonia
in Europa, prima attraverso la frontiera macedone-albanese, quindi
attraverso lAdriatico. Per il controllo di questi flussi, la
porosità delle frontiere, ad esempio di quella macedone-albanese,
è essenziale e questa porosità è vantaggiosa
per tutte le lobby coinvolte.
Quando il ministro della giustizia albanese propose una confederazione
tra Kosovo ed Albania, un primo effettivo passo verso lipotesi
di uno stato che raccolga tutte le popolazioni albanesi distribuite
nella regione, tutte le forze politiche di Tirana considerarono risibile
la proposta. Essa non solo contraddirebbe la risoluzione 1244 del
Consiglio di Sicurezza, in base alla quale oggi le Nazioni Unite,
e in pratica la NATO, governano il Kosovo. Una proposta di federazione
con il Kosovo renderebbe lattuale Albania più povera
ed instabile. L'obiettivo delle lobby politico-militari non è
il controllo di territori impoveriti, inquinati e privi di risorse.
Piuttosto è quello di mantenere quella porosità dello
spazio regionale che consente loro di controllare importanti flussi
di ricchezza, dallimmigrazione clandestina alle armi, alle sostanze
stupefacenti. In questo, condividono un interesse con gli USA, anchessi
sempre meno interessati al controllo dei costosi protettorati NATO
di Bosnia e Kosovo, e dei quasi protettorati di Albania e Macedonia,
quanto impegnati ad aggiudicarsi il controllo delle grandi arterie
energetiche che passeranno dai Balcani, collegando le vaste riserve
dellAsia centrale allUnione Europea. Gli interessi USA
nellarea coincidono con quelli di coloro che vogliono demolire
la legittimità di strutture territoriali di rappresentanza
e governo, dagli stati alle amministrazioni locali.
Tuttavia questi interessi non sono riconducibile ad una nazionalità,
gli Albanesi, piuttosto che ad un'altra. Lattentato subito da
Kiro Gligorov nel 1995 si colloca in questa lotta per garantire la
porosità dello spazio balcanico e lapertura di tutte
le porte ai signori dei flussi di ricchezza legale ed illegale. Lattentato,
tuttavia, è largamente attribuito alla mafia bulgara.
Diversi analisti e persino esponenti dellestremismo nazionalista
ammettono che esso raccoglie un consenso minimo tra le popolazioni.
I pastori albanesi della _ar Planina, la catena montuosa che sovrasta
Tetovo, sembrano temere in egual misura le forze del Ministero dellInterno
macedone e le bande dell'"Armata di liberazione nazionale"
albanese. Alle elezioni per il governo locale in Kosovo, il Kosovo
Liberation Army ha subito una seria sconfitta nellottobre del
2000, mentre il leader storico degli albanesi Ibrahim Rugova ha visto
la propria formazione affermarsi quasi ovunque. Risultati incoraggianti
si sono visti anche alle amministrative macedoni del settembre 2000.
Gruppi la cui etnicità è ignorata, quali i Rom, hanno
eletto sindaci in importanti centri macedoni, come Shuto Orizari,
lunica città europea ad avere un sindaco Rom.
Se per le lobby politico-militari uno Stato ed un governo locale sono
un ostacolo lungo la rotta delle ragazze ucraine, per un pastore della
_ar Planina uno Stato ed un governo locale potrebbero essere occasioni
per ottenere assistenza tecnica e finanziaria, per combattere la brucellosi
che decima le greggi e colpisce gli uomini, per ripristinare servizi
di assistenza allinfanzia che la crisi fiscale dello stato macedone,
nonostante la crescita economica, ha spazzato via.
Non è sempre così. I governi locali non hanno risorse.
I servizi sono centralizzati e quindi concessi a grandi strutture
private, spesso straniere. È il caso di Shuto Orizari, il cui
sindaco lamenta che mentre i Rom da sempre hanno fatto raccolta e
riciclaggio di materie seconde, questi sono oggi espulsi da un settore
divenuto fonte di vasti profitti e sostituiti da imprese a capitale
in maggioranza straniero dotate di macchinari moderni e risorse finanziarie.
Tuttavia una resistenza democratica, basata su un nuovo concetto di
territorialità, sembra possibile dentro le strutture istituzionali
delle autorità locali, ma anche tramite forme di auto-organizzazione,
talora multi-etnica, a base comunitaria.
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