Marocco, microfinanza per lo sviluppo
Il "credito
popolare" in Marocco alla sfida del partenariato euro-mediterraneo
A colloquio con Giampietro Pizzo
Il nord del Marocco - larea dove vivono 5,3 milioni di abitanti,
un quarto della popolazione complessiva - era, fino a una decina di
anni fa, una delle regioni più arretrate del paese. Nella zona
di montagna si viveva di un'agricoltura e una pastorizia di sussistenza.
Nelle città, come l'"internazionale" Tangeri, Oujda,
Tetouan, prevalevano le attività commerciali. Ma forse è
meglio dire l'economia informale e anche illegale, partendo dalla
tradizionale coltivazione di cannabis. Nei primi anni '90 però
le cose cambiano. Con l'avvio del processo di Barcellona di "partenariato
euro-mediterraneo", la zona diventa immediatamente importante
come porta d'entrata dell'intero paese. Non è più possibile
lasciarla depressa e con l'economia legata al traffico di droga. Così
incominciano gli interventi con il sostegno dellUnione Europea.
Si avviano le zone franche. La cooperazione italiana progetta di costruire
la strada costiera. È in via di ultimazione il nuovo porto
sullAtlantico che sarà in grado di decongestionare Casablanca.
Parte lAgenzia per la promozione e lo sviluppo economico e sociale.
Ma siamo ancora lontani da una svolta. La disoccupazione è
al 19%, il 30% dei marocchini residenti allestero è originario
di queste zone. La povertà è ancora diffusa. Il 52%
della popolazione lavora in agricoltura e il 98% delle attività
industriali è costituito da piccole e medie imprese. E questi
sono i settori meno considerati, in particolare nellaccesso
al credito. "Invece è in questo ambito che troviamo le
idee e la volontà più decisa di crescere" afferma
Giampietro Pizzo di Microfinanza srl, che ha cominciato da qualche
mese a operare in Marocco.
"Da sei anni" spiega Pizzo "è stato avviato
un programma di credito dell'Unione Europea che prevede finanziamenti
congiunti con la Banque Populaire, una banca sostanzialmente pubblica,
per la creazione e l'estensione del tessuto di piccole e medie imprese".
Il programma si chiama "Al Inmaa Chaabi" ovvero "credito
popolare". "I progetti, che spaziano dalla meccanica di
precisione al marmo, dagli oleifici alla coltivazione di fragole,
erano finanziati per il 90%, di cui il 40% da parte dell'Ue come anticipo
di capitale a tasso zero e il 50% da parte della Banque Populaire
a 10 anni a tassi fissi - dal 9 al 12% - che alla metà degli
anni '90 erano convenienti, ma oggi sono diventati onerosi".
Ma non è andata bene. "Il tasso di mortalità delle
imprese è stato notevole. Non ha funzionato l'intermediario
bancario, nel senso che non ha svolto, se non per alcuni clienti privilegiati,
il ruolo di accompagnamento e assistenza tecnica che dovrebbe accompagnare
il credito". Passare cioè al "credito-consiglio".
"Ma il problema principale probabilmente è il contesto.
Dal mancato allacciamento della rete elettrica, ai materiali scadenti,
alle difficoltà di mercato. Non bastano le risorse finanziarie,
c'è bisogno di lavorare per organizzare le reti di impresa".
Così da un anno è in corso un intervento per diagnosticare
i problemi e ristrutturare i crediti assistendo gli imprenditori.
Proprio il tipo di lavoro che fanno le istituzioni di microfinanza
(microfinance institutions).
"Sul microcredito in Marocco ci sono diverse iniziative, locali
e da parte di ong estere, compresa quelle della Fondazione della Banque
Populaire e del Fondo Hassan II" precisa Pizzo. "C'è
sull'argomento un po' di retorica e un po' di moda. Ma soprattutto
è ancora pensato solo come strumento di intervento sulla povertà
estrema. Invece avremmo bisogno proprio di istituzioni di microfinanza
che finanzino le micro e piccole imprese, che sono il vero tessuto
imprenditoriale del paese". Microfinanza srl, insieme alla ong
italiana Cospe, sta assistendo un'organizzazione di questo tipo, Amos,
nel medio Atlante, la zona berbera del Marocco. "Crediti-consiglio"
sia ad attività artigianali che agricole.
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