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Povertà nel mondo: giochi di prestigio sui dati

I poveri aumentano.
E pagano interessi sul debito superiori ai nuovi crediti (pochi) che ricevono.


Francesco Terreri
Il Global Poverty Report, il rapporto di sintesi 2000 curato da Banca Mondiale, Fondo Monetario e banche regionali di sviluppo, afferma a sorpresa che i poveri “assoluti”, quelli che vivono con meno di 1 $ al giorno, diminuiranno nei prossimi anni anche in assenza di interventi, grazie all’andamento spontaneo dell’economia. Ma queste previsioni sono autentici giochi di prestigio. Ad esempio, non valgono, neanche negli scenari più ottimistici, né per l’Africa, né per l’America Latina, né per l’Europa orientale. Tutte le speranze sono riposte nella ripresa economica dell’Asia orientale e meridionale, che porterebbe nel primo decennio del nuovo secolo ad una riduzione addirittura di due terzi del numero di persone in povertà. Oggi si tratta di 495 milioni di poveri in Asia meridionale e 452 milioni in Asia orientale. Le condizioni previste per ridurle complessivamente a meno di 300 milioni nel 2008 sono però proibitive: una crescita media annua del consumo reale pro capite tra il 4 e il 5% e il non peggioramento della distribuzione del reddito. In pratica non solo la ripresa delle “tigri asiatiche” ai tassi di crescita di prima della crisi del ’97, ma una clamorosa svolta nel consumo pro capite di grandi fasce di popolazione. Infatti la crescita degli anni ’80-prima metà degli anni ’90 si accompagnava ad un aumento della disuguaglianza all’interno dei singoli paesi.
Per giunta alle altre aree del mondo, nelle previsioni Banca Mondiale-Fmi, va male in ogni caso, anche negli scenari più rosei. In America Latina le persone in povertà aumenterebbero anche con le migliori previsioni di crescita del prodotto interno lordo, e con le peggiori quasi raddoppierebbero, da 74 a 131 milioni di qui al 2008. Nell’Est europeo potrebbero moltiplicarsi per sei, da 7 milioni a 45, se la crescita economica media annua fosse “solo” del 2,7%. In Africa aumenteranno di 90 milioni nel migliore dei casi, di 160 milioni nel peggiore. Questi poveri “assoluti” stanno, nel frattempo, finanziando il Nord del mondo. Il paradosso è mostrato dai dati del Global Development Finance della Banca Mondiale, nella sua edizione 2000. Le prime stime sui flussi del debito nel 1999 dicono che i paesi in via di sviluppo - Sud e Est - hanno ricevuto 246 miliardi di dollari di nuovi crediti, hanno restituito 225 miliardi di dollari di debiti e hanno pagato 135 miliardi di dollari di interessi, con un saldo netto di 114 miliardi di dollari circa che dai paesi poveri sono andati verso quelli ricchi.

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