Il microcredito "salva" trenta ragazze africane dalla prostituzione
lunedì 21 marzo 2011
Giampietro Pizzo (Microfinanza): un fondo di 200 milioni per sostenere la ripresa delle piccole attività economiche nei paesi delle rivolte democratiche. «Almeno della stessa dimensione delle armi vendute a Gheddafi»
Trenta ragazze del villaggio di Kwentou, nel Burkina Faso, si sono sottratte ad un futuro di probabile emigrazione e prostituzione grazie al microcredito del Centro di formazione delle Suore di Maria Consolatrice, diretto da suor Micheline Abekoua.
Il fondo di credito è stato messo a disposizione dall'Associazione Microfinanza e Sviluppo di Trento, che ha anche seguito l'avvio dell'operatività.
Si tratta di una prima tranche di 5.000 euro di un fondo di 15.000 euro, che consentirà a molte altre giovani di avviare sartorie, banchi di commercio, piccoli allevamenti di capre e polli.
Al tempo stesso, Microfinanza sta sostenendo il rilancio della Cassa di solidarietà, risparmio e credito (Casec) di Abidjan, in Costa d'Avorio, che consentirà di aiutare almeno mille microimprenditori a sviluppare la propria attività sui mercati locali.
Sta contribuendo a questi interventi una «coalizione» di enti pubblici e privati, che comprende la Regione Trentino Alto Adige, il Comune di Trento, la Levico Acque Srl di Levico Terme (TN), il Monastero delle Serve di Maria di Arco (TN), l'Associazione ex dipendenti della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto e la Fondazione Maria Enrica di Brescia.
Di fronte alle rivolte democratiche che dilagano nei paesi del Nord Africa, dalla Libia allo Yemen, e ai timori di forti ondate di profughi, Microfinanza rilancia.
«La risposta militare non può essere l'unica – afferma il presidente Giampietro Pizzo, che è anche numero due della Rete europea della microfinanza (European Microfinance Network, Emn) – Serve un intervento urgente sul piano sociale ed economico, con un fondo di microcredito che sostenga la ripresa delle piccole attività economiche nei paesi che si sono liberati dalla dittatura e l'emergenza umanitaria negli altri».
Oltre alle organizzazioni, come il Centro delle Suore di Kwentou e Casec, che operano nei paesi del Sahel e dell'Africa occidentale, da cui arrivano tanti immigrati, nei paesi arabi c'è Sanabel, la rete di istituzioni di microfinanza già impegnata a sostenere le microimprese, soprattutto delle donne. Le organizzazioni affiliate a Sanabel sono presenti in quasi tutti i paesi dell'area, dalla Tunisia all'Egitto, dal Libano alla Palestina.
«La rete di microfinanza si mette in gioco. Ma chiediamo che si facciano avanti il governo e le banche. Il fondo dovrebbe partire da una dimensione di almeno 200 milioni di euro – aggiunge Pizzo – la stessa dimensione delle vendite di armi italiane al regime di Gheddafi negli ultimi anni. Un parziale risarcimento per aver messo al centro delle relazioni con i paesi dell'area il petrolio e i dittatori, invece delle risorse imprenditoriali delle fasce più povere di popolazione».