Cereali, le banche mietono guadagni
Giovedì 23 Dicembre 2010 15:35
Intervista a Loretta Napoleoni, di Francesco Terreri
«I prezzi delle materie prime agricole vedono un'altra impennata dopo quella del 2008. Tra i motivi c'è la forte domanda da economie emergenti come la Cina e la corsa alle biomasse. Ma fattori decisivi sono la debolezza del dollaro e la speculazione finanziaria, condotta prima di tutto dalle banche». Loretta Napoleoni, economista italiana da tempo all'estero, nota per testi come “Economia canaglia” e “Maonomics”, sostiene non solo che la crisi non è finita, ma che non sono cambiate granché le abitudini di chi l'ha scatenata. L'abbiamo incontrata a Trento all'incontro “Come la finanza ci affama”, organizzato dalla cooperativa del commercio equo e solidale Mandacarù.
Cosa sta succedendo nei mercati delle materie prime?
«I mercati dei prodotti agricoli e dei metalli hanno ripreso a salire, soia e mais hanno avuto balzi fortissimi. I prezzi sono spinti in su dalla forte domanda proveniente dalle economie emergenti, dalla Cina al Brasile, ma anche dalla debolezza ormai endemica del dollaro, moneta ancora regina nei contratti commerciali. Nei giorni scorsi, a seguito dell'annuncio della Fed dell'iniezione di 600 miliardi di dollari di liquidità per stimolare l'economia americana, i prezzi di tutte le materie prime sono schizzati verso l'alto».
Quindi vi sono delle ragioni reali per l'impennata dei prezzi.
«Questi sono gli elementi scatenanti. Poi i mercati sono cavalcati dalla speculazione. Nel 2002 si è consentito a tutti, e non solo agli operatori specializzati, di operare sui mercati delle materie prime. Così la speculazione, che negli anni '70 era il 2% delle transazioni, ora arriva al 40% nel caso del grano e molto di più nel caso di altri prodotti come la soia. Quando parliamo di speculazione, parliamo di prodotti finanziari emessi e collocati dalle banche».
Che conseguenze ha questa corsa dei prezzi sui paesi del Nord e del Sud del mondo?
«Qui da noi riparte l'inflazione. Ma è nei paesi del Sud che ci sono le conseguenze più gravi. I contadini non vedono nulla dei guadagni speculativi, mentre la popolazione si trova i prezzi dei generi alimentari che crescono. Action Aid stima che circa 100 milioni di persone avranno fame a causa di questa impennata».
Cosa si dovrebbe fare per fermarla?
«Servono nuove regole nei mercati, ad esempio tornare a prima del 2002 quando era vietato a chi non è interessato al prodotto reale di operare sui mercati finanziari dei prodotti agricoli.
E servirebbero altri comportamenti da parte del sistema bancario».
Cosa può fare, nel suo piccolo, il microcredito?
«Il microc redito rimette la banca al centro della comunità, invece che separarla come sono le banche oggi, e condivide il rischio con il cliente. Per questo molti pensano, e io condivido, che abbia le radici nella finanza islamica, che respinge l'idea di fare denaro con il denaro e lo ritiene uno strumento produttivo. Perciò il microcredito può essere una vera alternativa ai comportamenti attuali delle banche».
«I prezzi delle materie prime agricole vedono un'altra impennata dopo quella del 2008. Tra i motivi c'è la forte domanda da economie emergenti come la Cina e la corsa alle biomasse. Ma fattori decisivi sono la debolezza del dollaro e la speculazione finanziaria, condotta prima di tutto dalle banche». Loretta Napoleoni, economista italiana da tempo all'estero, nota per testi come “Economia canaglia” e “Maonomics”, sostiene non solo che la crisi non è finita, ma che non sono cambiate granché le abitudini di chi l'ha scatenata. L'abbiamo incontrata a Trento all'incontro “Come la finanza ci affama”, organizzato dalla cooperativa del commercio equo e solidale Mandacarù.
Cosa sta succedendo nei mercati delle materie prime?
«I mercati dei prodotti agricoli e dei metalli hanno ripreso a salire, soia e mais hanno avuto balzi fortissimi. I prezzi sono spinti in su dalla forte domanda proveniente dalle economie emergenti, dalla Cina al Brasile, ma anche dalla debolezza ormai endemica del dollaro, moneta ancora regina nei contratti commerciali. Nei giorni scorsi, a seguito dell'annuncio della Fed dell'iniezione di 600 miliardi di dollari di liquidità per stimolare l'economia americana, i prezzi di tutte le materie prime sono schizzati verso l'alto».
Quindi vi sono delle ragioni reali per l'impennata dei prezzi.

«Questi sono gli elementi scatenanti. Poi i mercati sono cavalcati dalla speculazione. Nel 2002 si è consentito a tutti, e non solo agli operatori specializzati, di operare sui mercati delle materie prime. Così la speculazione, che negli anni '70 era il 2% delle transazioni, ora arriva al 40% nel caso del grano e molto di più nel caso di altri prodotti come la soia. Quando parliamo di speculazione, parliamo di prodotti finanziari emessi e collocati dalle banche».
Che conseguenze ha questa corsa dei prezzi sui paesi del Nord e del Sud del mondo?
«Qui da noi riparte l'inflazione. Ma è nei paesi del Sud che ci sono le conseguenze più gravi. I contadini non vedono nulla dei guadagni speculativi, mentre la popolazione si trova i prezzi dei generi alimentari che crescono. Action Aid stima che circa 100 milioni di persone avranno fame a causa di questa impennata».
Cosa si dovrebbe fare per fermarla?
«Servono nuove regole nei mercati, ad esempio tornare a prima del 2002 quando era vietato a chi non è interessato al prodotto reale di operare sui mercati finanziari dei prodotti agricoli.
E servirebbero altri comportamenti da parte del sistema bancario».
Cosa può fare, nel suo piccolo, il microcredito?
«Il microc redito rimette la banca al centro della comunità, invece che separarla come sono le banche oggi, e condivide il rischio con il cliente. Per questo molti pensano, e io condivido, che abbia le radici nella finanza islamica, che respinge l'idea di fare denaro con il denaro e lo ritiene uno strumento produttivo. Perciò il microcredito può essere una vera alternativa ai comportamenti attuali delle banche».