Come cambia il mestiere di banchiere e perché c'è bisogno della microfinanza anche nei paesi ricchi*

Mercoledì 16 Settembre 2009 10:30


Mameli Biasin e Francesco Terreri
*La prima parte di questo testo è stata pubblicata come editoriale
su AltrEconomia maggio 2001
www.altreconomia.it
Il "Nuovo accordo sul capitale" è un lungo e complicato documento tecnico prodotto lo scorso gennaio dal "Comitato di Basilea sulla supervisione bancaria", un organismo nel quale siedono i governatori delle banche centrali, Antonio Fazio per la Banca d'Italia, per intenderci. Un documento che nessuno, forse nemmeno Il Sole-24 Ore, si sognerebbe di portare all'attenzione del grande pubblico, tanto è specialistico e pieno di formule e percentuali. Anche se l'argomento che affronta è di grande interesse: quali regole per il rischio bancario e come "misurarlo". Le banche nel fare credito hanno azzardato troppo? O sono state prudenti al punto giusto? Ebbene questo testo solo apparentemente tecnico introduce una novità esplosiva. Si chiama "approccio standardizzato alla valutazione del rischio" e significa che la decisione di concedere o meno un credito dovrebbe basarsi, sempre più, su valutazioni automatiche sulla base di parametri "oggettivi". Hai un patrimonio? Hai già ottenuto crediti e li hai restituiti? Investi in un campo sicuro - che so, un grande contratto militare garantito dal governo? Il tuo rating, la valutazione standardizzata, è buona, la banca ti presta soldi. Il tuo patrimonio sono le tue idee e la voglia di fare? È la prima volta che chiedi un prestito? Fai un prodotto artigianale che presto sarà spiazzato da quello della multinazionale di turno? Pessimo rating, ripassi un'altra volta. Con qualcosa di più solido.
Il testo di Basilea è la conferma di una tesi preoccupante che avanza all'interno del sistema bancario: i crediti sono un male necessario. È conveniente concederli a quelle poche migliaia di imprese al top dell'economia mondiale che, già oggi, hanno rating di lusso. Non certo ai 500 milioni di microimprese - secondo la stima di un'agenzia dell'Onu - che si trovano in gran parte nei paesi del Sud del mondo, ma che non mancano all'Est e, sempre più, anche in Occidente, soprattutto dove saltano welfare e regole del mercato del lavoro. Al contrario, è sulla raccolta che si sta concentrando gran parte delle risorse e dei prodotti innovativi delle banche. E non una raccolta qualsiasi. La raccolta di risparmio destinato ai crediti è ferma, cresce invece impetuosamente la "raccolta indiretta", cioè i soldi affidati alle banche perché li investano nei mercati finanziari. In Borsa insomma.
Decisamente il mestiere di banchiere sta cambiando. Crediti quanto basta e nei posti giusti. E invece intermediazione tra i risparmiatori e la Borsa. Così sì che si guadagna. Tanto più che, come ha osservato recentemente il presidente della Consob, l'organismo di controllo della Borsa, Luigi Spaventa, i grandi gruppi bancari controllano anche fondi di investimento e agenzie di rating. Qualcosa però in controtendenza può succedere, se è vero che Unicredito Italiano ha detto a Nigrizia: ce ne andiamo dal business militare. Perché i risparmiatori ci hanno scritto protestando. Perché ci sono fondi di investimento etici che ci hanno chiesto conto dei comportamenti. Ma anche, e forse soprattutto, perché non ci basta la nostra pur florida attività finanziaria. Investiamo all'Est, ad esempio, a lungo termine, scommettendo sulla crescita dei paesi in cui andiamo. Sarà vero? Di certo oggi, quando il 95% delle operazioni finanziarie è di natura speculativa e a breve termine, investire sul futuro è diventata una discriminante. Etica.

Il documento del "Comitato di Basilea" si propone la revisione della normativa sui requisiti patrimoniali di banche e società di investimento mobiliare. Di che si tratta?
Ogni attività posta in essere da unimpresa finanziaria - sia essa un finanziamento o un investimento in Borsa - comporta un certo grado di rischio. Tale rischio deve essere quantificato e supportato da capitale (il cosiddetto patrimonio di vigilanza). Il meccanismo funziona così: ogni attività viene ponderata in base ad un certo coefficiente e ad una certa percentuale di rischio. Se ad esempio una banca erogasse finanziamenti per 100 miliardi, tutti non garantiti, andrebbero applicati il coefficiente di ponderazione del 100% ed un coefficiente di rischio dell8%. Il risultato
100.000.000.000 * 100%*8%=8.000.000.000
rappresenta il valore a rischio e deve pertanto essere coperto da patrimonio.
Questo vincolo patrimoniale è evidentemente un limite importante allassunzione di rischio, e quindi allerogazione di crediti. Infatti se la banca in questione non avesse a disposizione gli 8 miliardi previsti dal conteggio, ma magari solo 6, dovrebbe limitare i propri finanziamenti a 75 miliardi
75.000.000.000 * 100% * 8% = 6.000.000.000
I coefficienti citati ovviamente variano a seconda delle categorie del finanziamento: tipologia del debitore, forma tecnica, presenza di garanzie. Ad esempio un finanziamento ad una banca è molto meno rischioso di uno ad unimpresa privata. Se i 100 miliardi citati fossero erogati a banche, si applicherebbero coefficienti rispettivamente del 20% e dell8%
100.000.000.000 * 20% * 8% = 1.600.000.000
Dai 6 miliardi a disposizione come nell'esempio sopra, quindi, deriverebbe una possibilità di finanziamento pari a ben 375 miliardi
375.000.000 * 20% * 8% = 6.000.000.000
Quindi la concessione di finanziamenti meno rischiosi amplia la possibilità di finanziamento e, di conseguenza, anche i possibili guadagni. Ne deriva infatti che, a parità di tasso di interesse sui prestiti e di patrimonio di vigilanza a disposizione (i 6 miliardi), prestando alle banche 375 miliardi si ottengono ricavi cinque volte maggiori rispetto al prestare 75 miliardi alle imprese private.
Fin qui la normativa attualmente in vigore che ha una sua logica (contenere i rischi) ed alcune conseguenze economico-sociali (esclusione di determinate fasce di clienti dai finanziamenti o quanto meno riduzione delle somme disponibili per essi).
Su questo schema si inserisce la proposta di modifica della normativa che si basa su un cardine fondamentale: una definizione più dettagliata del rischio di credito mediante una diversificazione del rischio associato alle tipologie di imprese private.
In particolar modo dovranno essere considerati i livelli di rating esterno - cioè assegnato dalle società di rating (Standard & Poors, Moodys ecc.) - associati alle imprese richiedenti il credito. Tale associazione determinerà una gradazione del coefficiente di ponderazione: 20% (rating AAA), 150% (rating inferiore al B-) o 100% (in assenza di rating).
Il problema fondamentale sta nel fatto che non sono molte le aziende sottoposte a rating (di norma quelle che emettono titoli da collocare in borsa). La nuova normativa per questo prevede un passaggio graduale ad un sistema di rating interno, basato cioè su una valutazione da parte della singola banca. Valutazione che, necessariamente, per essere misurabile e soprattutto confrontabile, dovrà basarsi su elementi oggettivi, togliendo di fatto ogni discrezionalità allatto di erogare credito.
Elementi come lidea imprenditoriale o le capacità dellimprenditore - magari di un giovane imprenditore - non saranno facilmente incasellabili in uno schema di rating. Ne consegue che gli elementi presi in considerazione saranno le garanzie, la crescita del fatturato, il grado di indebitamento. Tutti elementi certo molto importanti ma non esaustivi della capacità dellazienda di realizzare la proprio mission o il proprio business plan.
La conseguenza ultima di tale schema sarà un peggioramento delle condizioni di credito per quelle tipologie di soggetti da finanziare accomunati nella categoria credito non garantito. Per tali soggetti - e pensiamo soprattutto alle piccole e medie imprese o alle nuove aziende - laccesso al credito sarà molto più difficoltoso oppure avverrà a condizioni economiche (tasso di interesse) tendenzialmente più onerose.
Sempre più il credito sarà un problema anche per le aziende dellUnione Europea e azioni come quelle esercitate dal microcredito e dalla microfinanza non saranno più mirate esclusivamente ai paesi del Sud del mondo, ma dovranno diventare patrimonio comune anche nei paesi ricchi. In questo contesto sarà necessaria la creazione di soggetti finanziari - non necessariamente banche - che abbiano come oggetto il permettere laccesso al credito a questa nuova schiera di non bancabili. Unulteriore sfida per la finanza etica e solidale.

Come cambia il mestiere di banchiere e perché c'è bisogno della microfinanza anche nei paesi ricchi*© 2002 Microfinanza - Page update: 22 | 02 | 2002