Marocco, microfinanza per lo sviluppo
mercoledì 16 settembre 2009
Il "credito popolare" in Marocco alla sfida del partenariato euro-mediterraneo
A colloquio con Giampietro Pizzo
Il nord del Marocco - larea dove vivono 5,3 milioni di abitanti, un quarto della popolazione complessiva - era, fino a una decina di anni fa, una delle regioni più arretrate del paese. Nella zona di montagna si viveva di un'agricoltura e una pastorizia di sussistenza. Nelle città, come l'"internazionale" Tangeri, Oujda, Tetouan, prevalevano le attività commerciali. Ma forse è meglio dire l'economia informale e anche illegale, partendo dalla tradizionale coltivazione di cannabis. Nei primi anni '90 però le cose cambiano. Con l'avvio del processo di Barcellona di "partenariato euro-mediterraneo", la zona diventa immediatamente importante come porta d'entrata dell'intero paese. Non è più possibile lasciarla depressa e con l'economia legata al traffico di droga. Così incominciano gli interventi con il sostegno dellUnione Europea.
Si avviano le zone franche. La cooperazione italiana progetta di costruire la strada costiera. È in via di ultimazione il nuovo porto sullAtlantico che sarà in grado di decongestionare Casablanca. Parte lAgenzia per la promozione e lo sviluppo economico e sociale. Ma siamo ancora lontani da una svolta. La disoccupazione è al 19%, il 30% dei marocchini residenti allestero è originario di queste zone. La povertà è ancora diffusa. Il 52% della popolazione lavora in agricoltura e il 98% delle attività industriali è costituito da piccole e medie imprese. E questi sono i settori meno considerati, in particolare nellaccesso al credito. "Invece è in questo ambito che troviamo le idee e la volontà più decisa di crescere" afferma Giampietro Pizzo di Microfinanza srl, che ha cominciato da qualche mese a operare in Marocco.
"Da sei anni" spiega Pizzo "è stato avviato un programma di credito dell'Unione Europea che prevede finanziamenti congiunti con la Banque Populaire, una banca sostanzialmente pubblica, per la creazione e l'estensione del tessuto di piccole e medie imprese". Il programma si chiama "Al Inmaa Chaabi" ovvero "credito popolare". "I progetti, che spaziano dalla meccanica di precisione al marmo, dagli oleifici alla coltivazione di fragole, erano finanziati per il 90%, di cui il 40% da parte dell'Ue come anticipo di capitale a tasso zero e il 50% da parte della Banque Populaire a 10 anni a tassi fissi - dal 9 al 12% - che alla metà degli anni '90 erano convenienti, ma oggi sono diventati onerosi".
Ma non è andata bene. "Il tasso di mortalità delle imprese è stato notevole. Non ha funzionato l'intermediario bancario, nel senso che non ha svolto, se non per alcuni clienti privilegiati, il ruolo di accompagnamento e assistenza tecnica che dovrebbe accompagnare il credito". Passare cioè al "credito-consiglio". "Ma il problema principale probabilmente è il contesto. Dal mancato allacciamento della rete elettrica, ai materiali scadenti, alle difficoltà di mercato. Non bastano le risorse finanziarie, c'è bisogno di lavorare per organizzare le reti di impresa". Così da un anno è in corso un intervento per diagnosticare i problemi e ristrutturare i crediti assistendo gli imprenditori. Proprio il tipo di lavoro che fanno le istituzioni di microfinanza (microfinance institutions).
"Sul microcredito in Marocco ci sono diverse iniziative, locali e da parte di ong estere, compresa quelle della Fondazione della Banque Populaire e del Fondo Hassan II" precisa Pizzo. "C'è sull'argomento un po' di retorica e un po' di moda. Ma soprattutto è ancora pensato solo come strumento di intervento sulla povertà estrema. Invece avremmo bisogno proprio di istituzioni di microfinanza che finanzino le micro e piccole imprese, che sono il vero tessuto imprenditoriale del paese". Microfinanza srl, insieme alla ong italiana Cospe, sta assistendo un'organizzazione di questo tipo, Amos, nel medio Atlante, la zona berbera del Marocco. "Crediti-consiglio" sia ad attività artigianali che agricole.
Marocco, microfinanza per lo sviluppo© 2002 Microfinanza - Page update: 22 | 02 | 2002
A colloquio con Giampietro Pizzo
Il nord del Marocco - larea dove vivono 5,3 milioni di abitanti, un quarto della popolazione complessiva - era, fino a una decina di anni fa, una delle regioni più arretrate del paese. Nella zona di montagna si viveva di un'agricoltura e una pastorizia di sussistenza. Nelle città, come l'"internazionale" Tangeri, Oujda, Tetouan, prevalevano le attività commerciali. Ma forse è meglio dire l'economia informale e anche illegale, partendo dalla tradizionale coltivazione di cannabis. Nei primi anni '90 però le cose cambiano. Con l'avvio del processo di Barcellona di "partenariato euro-mediterraneo", la zona diventa immediatamente importante come porta d'entrata dell'intero paese. Non è più possibile lasciarla depressa e con l'economia legata al traffico di droga. Così incominciano gli interventi con il sostegno dellUnione Europea.
Si avviano le zone franche. La cooperazione italiana progetta di costruire la strada costiera. È in via di ultimazione il nuovo porto sullAtlantico che sarà in grado di decongestionare Casablanca. Parte lAgenzia per la promozione e lo sviluppo economico e sociale. Ma siamo ancora lontani da una svolta. La disoccupazione è al 19%, il 30% dei marocchini residenti allestero è originario di queste zone. La povertà è ancora diffusa. Il 52% della popolazione lavora in agricoltura e il 98% delle attività industriali è costituito da piccole e medie imprese. E questi sono i settori meno considerati, in particolare nellaccesso al credito. "Invece è in questo ambito che troviamo le idee e la volontà più decisa di crescere" afferma Giampietro Pizzo di Microfinanza srl, che ha cominciato da qualche mese a operare in Marocco.
"Da sei anni" spiega Pizzo "è stato avviato un programma di credito dell'Unione Europea che prevede finanziamenti congiunti con la Banque Populaire, una banca sostanzialmente pubblica, per la creazione e l'estensione del tessuto di piccole e medie imprese". Il programma si chiama "Al Inmaa Chaabi" ovvero "credito popolare". "I progetti, che spaziano dalla meccanica di precisione al marmo, dagli oleifici alla coltivazione di fragole, erano finanziati per il 90%, di cui il 40% da parte dell'Ue come anticipo di capitale a tasso zero e il 50% da parte della Banque Populaire a 10 anni a tassi fissi - dal 9 al 12% - che alla metà degli anni '90 erano convenienti, ma oggi sono diventati onerosi".
Ma non è andata bene. "Il tasso di mortalità delle imprese è stato notevole. Non ha funzionato l'intermediario bancario, nel senso che non ha svolto, se non per alcuni clienti privilegiati, il ruolo di accompagnamento e assistenza tecnica che dovrebbe accompagnare il credito". Passare cioè al "credito-consiglio". "Ma il problema principale probabilmente è il contesto. Dal mancato allacciamento della rete elettrica, ai materiali scadenti, alle difficoltà di mercato. Non bastano le risorse finanziarie, c'è bisogno di lavorare per organizzare le reti di impresa". Così da un anno è in corso un intervento per diagnosticare i problemi e ristrutturare i crediti assistendo gli imprenditori. Proprio il tipo di lavoro che fanno le istituzioni di microfinanza (microfinance institutions).
"Sul microcredito in Marocco ci sono diverse iniziative, locali e da parte di ong estere, compresa quelle della Fondazione della Banque Populaire e del Fondo Hassan II" precisa Pizzo. "C'è sull'argomento un po' di retorica e un po' di moda. Ma soprattutto è ancora pensato solo come strumento di intervento sulla povertà estrema. Invece avremmo bisogno proprio di istituzioni di microfinanza che finanzino le micro e piccole imprese, che sono il vero tessuto imprenditoriale del paese". Microfinanza srl, insieme alla ong italiana Cospe, sta assistendo un'organizzazione di questo tipo, Amos, nel medio Atlante, la zona berbera del Marocco. "Crediti-consiglio" sia ad attività artigianali che agricole.
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