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L'Italia senza credito

Il 13% della popolazione non ha accesso ai servizi finanziari contro il 6% negli altri Paesi europei A livello mondiale cresce l'inclusione finanziaria grazie a microcredito e “banca telefonica”

di Francesco Terreri

Quasi il 13% dei cittadini italiani non ha un conto in banca o in un'altra istituzione finanziaria. Il dato è nettamente peggiore della media dei Paesi dell'area Euro, dove gli esclusi finanziari sono il 5,2% della popolazione, dei Paesi Ocse, dove si fermano al 6%, e del complesso dei Paesi ad alto reddito, dove arrivano al 9,4%. Su scala mondiale la popolazione bancarizzata è fortemente cresciuta negli ultimi anni, arrivando al 61,5% del totale, e in particolare tra il 2011 e il 2014 è stata registrata l'inclusione di 700 milioni di adulti che hanno aperto un conto in banca. Un risultato a cui ha contribuito in modo decisivo la diffusione della microfinanza.

Secondo il rapporto della Banca Mondiale Global Findex 2014, reso noto in queste settimane, la popolazione non bancarizzata a livello mondiale è diminuita nei tre anni che vanno dal 2011 al 2014 del 20%, attestandosi a circa 2 miliardi di persone di età superiore a 15 anni. La proporzione dei bancarizzati cresce dal 51 a quasi il 62%. L'aumento della percentuale di adulti che hanno un conto in banca, presso un'altra istituzione finanziaria o attraverso servizi bancari di telefonia mobile, un canale in forte espansione, è avvenuto quasi interamente nel Paesi in via di sviluppo.

Nel complesso dei Paesi a basso e medio reddito, l'inclusione finanziaria cresce in pochi anni dal 41 al 53% circa. Restano tuttavia differenze notevoli tra i Paesi più poveri, dove tuttora è bancarizzato circa un quarto della popolazione, e quindi tre quarti sono esclusi finanziari, e i Paesi a medio reddito a forte crescita, dove ormai si arriva al 70% di inclusione, tra l'India al 53% e la Cina al 78%.

Anche nei Paesi a più basso reddito, però, l'inclusione cresce, grazie al microcredito da un lato, alla «banca telefonica» dall'altro. In Africa Subsahariana, ad esempio, le persone con un conto bancario hanno superato il 34%, contro meno del 25% tre anni prima, a seguito del boom dei conti via telefono mobile, dove si arriva all'11,5% della popolazione, la quota più alta tra le aree in via di sviluppo. 

Ma, secondo il rapporto, sono ancora molti gli sforzi da fare per estendere l'inclusione finanziaria, in particolare alle donne e alle famiglie più povere. La disuguaglianza tra uomini e donne nell'accesso ai servizi finanziari resta forte. Nel 2011 detenevano un conto bancario il 47% delle donne e il 54% degli uomini. L'anno scorso le donne sono arrivate al 58%, gli uomini al 65%.

In questo quadro, la quota di inclusione finanziaria in Italia, pari all'87,3%, resta tra le più basse nel mondo ad alto reddito. Risulta anch'essa in crescita rispetto agli anni precedenti, anche se la stima di Global Findex è inferiore a quella della Banca d''Italia, che stimava che nel 2012 il 92,8% della popolazione avesse un deposito bancario o postale.

Tassi più elevati di esclusione si trovano tra le donne, dove ha un conto bancario l'83,2% della popolazione femminile e quindi quasi il 17% ne è escluso, e gli adulti appartenenti al 40% più povero della popolazione, dove ha un conto bancario l'83,4% del totale.

«L'accesso ai servizi finanziari può essere un ponte per uscire dalla povertà – afferma il presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim – Abbiamo l'obiettivo ambizioso dell'accesso universale ai servizi finanziari entro il 2020. Per raggiungerlo abbiamo bisogno della partecipazione di numerosi partner, banche società delle carte di credito, organismi di microcredito, l'Onu, fondazioni, responsabili di comunità».